I recenti fatti di cronaca che stanno interessando a scuola italiana rischiano di compromettere ancor di più il prestigio del corpo docente, l’andazzo che è andato avanti dalla fine degli anni ’60 ad oggi ha fatto in modo che la scuola, o meglio i docenti che la rappresentano nell’esercizio delle loro funzioni di rappresentanti dello Stato perdessero la loro autorevolezza.

I docenti nell’esercizio delle loro funzioni vengono sempre meno tutelati da chi è preposto a ciò, sarebbe curioso sapere quanti sono quei procedimenti per diffamazione o oltraggio a pubblico ufficiale, avallati dalle dirigenze scolastiche, dagli uffici scolastici provinciali o regionali, se non dal Ministero stesso. Non si può pensare solo ad inasprire le sanzioni disciplinari ei confronti dei docenti, lasciando peraltro fuori da questo inasprimento i dirigenti scolastici ed i funzionari a vario livello, specie quanti siedono negli uffici scolastici provinciali, regionali ed al Ministero. La scuola è uno dei pochi comparti dove gli utenti (genitori degli alunni o alunni/utenti che dal 14esimo anno sono utenti perseguibili anche penalmente) si sentono in dovere di dover dire ai professionisti che ci lavorano come fare il loro lavoro, un andazzo che a livello dirigenziale è avallato, è diffsua anche la mancanza di rispetto ai docenti anche in maniera abbastanza esplicita e pubblica. Gli insegnanti rivestono qualifica pubblico ufficiale, uno status che esiste tuttora e che a molti sfugge, forse anche ai diretti interessati ai quali in sede di formazione forse questa caratteristica viene volutamente sottaciuta. Bisogna che si ritorni ad essere più determinati, non è possibile avere genitori tuttologi e sapienti ed insegnanti fatti passare per “ignoranti” che non sanno fare il loro mestiere, oppure giovani utenti ai quali non si fa capire che quando cessano di essere bambini, per loro esiste anche il Codice penale. Una cosa è il bambino in tenera età, una cosa è il giovanotto che non rispetta le regole. La terribile vicenda di Rignano Flaminio rischia di generare una sorta di diffidenza nei confronti di tutto il corpo docente italiano, innanzitutto le indagini sono ancora in corso e non si sa ancora se quelle persone abbiano commesso quello che gli viene contestato, se sono colpevoli è ovvio che dovranno pagare e anche duramente, ma sull’onda emotiva di questi giorni potrebbe essere varata qualche norma che comprima ancora di più l’autorevolezza del docente Pubblico Ufficiale, che quando viene “sbertucciato”, deve mettere in campo tutti quegli strumenti normativi che sanzionano chi oltraggia un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Innanzitutto se le cose vanno male, che inizino a pagare anche i funzionari. Il Ministro Fioroni all’indomani degli arresti avvenuti nel paese alle porte di Roma, ha detto: “La scuola italiana è l’altra, non quella che finisce sulle prime pagine dei giornali, è quella dove ci sono insegnanti, anche in pensione, che si impegnano oltre l’orario di lavoro per aiutare i giovani che vivono la scuola come disagio. E’ stato un anno di profonda sofferenza, un calvario, una via crucis che non ci ha risparmiato nulla. Sono accaduti molti episodi gravi e incresciosi. Ecco perché il 19 dicembre 2006 ho deciso di mettere mano alle regole che disciplinano i comportamenti all’interno delle scuole”. Bene signor Ministro e negli uffici che governano le scuole? Dice ancora Fioroni: “Dalla prossima settimana la commissione Cultura della Camera esaminerà il disegno di legge ‘norme urgenti in materia di pubblica istruzione’ all’interno del quale ho chiesto che si metta mano alle modifiche delle sanzioni disciplinari”. Le novità annunciate riguardano principalmente “i comportamenti da tenere nei casi di personale sottoposto a indagine per reati gravi e gravissimi tra i quali la pedofilia”. Va bene signor ministro, questo deve valere per tutto il comparto della Pubblica Amministrazione, perché solo una norma per gli insegnanti e per gli altri nulla? Anche i pediatri, gli animatori, gli infermieri, quelli che guidano gli scuolabus, gli educatori comunali, gli assistenti sociali, gli psicologi, lavorano con i bambini. Una norma solo per gli insegnanti sarebbe discriminatoria, proprio Fioroni in un’intervista concessa al quotidiano Avvenire, sottolinea anche la necessità di un patto educativo comune tra gli adulti e la scuola affinché quest’ultima non sia una realtà su cui “riversare tutta la responsabilità educativa”.

Salvatore Pizzo