Un breve inciso che riguarda la storia del convento di Tursi, in Puglia, luogo sacro caratterizzato da avvenimenti che testimoniano l’importanza di Aversa nelle vicende ecclesiastiche del Sud, il brano è ripreso da un articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno:

“(…)con la costante presenza di una ventina di frati e un centinaio di allievi, sotto la regola degli Osservanti il convento prosperò con un noviziato e un professorato, con la scuola di teologia e uno studio di filosofia, divenendo nel Seicento un centro culturale di prima grandezza con il seminario di tutte le arti liberali, per volere del cardinale Pompeo d’Aragona e di padre Angelo di Aversa (rispettivamente protettore dell’Ordine dei minori osservanti e vicario generale), ma grazie ai lasciti dei beni di Possidonio Rota e del figlio Francesco, dottore tursitano. Occupato militarmente e saccheggiato dai francesi di Bonaparte (che bruciarono l’enorme biblioteca), perciò non più frequentato, il convento dimise solo nel 1807 la sua funzione, ripristinata undici anni dopo con la riconquista del Regno delle Due Sicilie di Ferdinando IV; venne poi soppresso nel 1866(…)”

Di red