Sono giunte nella villa confiscata alla camorra in via Urano a Casal di Principe, le opere provenienti dagli Uffizi di Firenze, che saranno esposte a partire da domenica 21 giugno. Un luogo che per anni è stato simbolo della criminalità organizzata, si trasforma attraverso la cultura in simbolo di riscatto di un intero territorio.
I preziosi dipinti: “Salomè con la testa del Battista” di Giovanni Battista Caracciolo, “Carità” e “Autoritratto” di Luca Giordano, “Santa Caterina d’Alessandria” di Artemisia Gentileschi, “San Girolamo” di Jusepe de Ribera, sono stati trasportati dalla ditta specializzata Arternativa con la scorta dei carabinieri e degli uomini della società Battistolli che, sorveglieranno la mostra notte e giorno. A queste opere se ne aggiungeranno altre provenienti da Caserta, Capua e Capodimonte per allestire la prestigiosa mostra “La luce vince l’ombra”. L’iniziativa rientra nell’ambito della collana di mostre “Città degli Uffizi”, che da qualche anno porta in giro le opere dei depositi della Galleria, con l’obiettivo di farle conoscere e di restituire a centri lontani dai circuiti turistici la nobiltà del loro passato.
Dal 2008 gli Uffizi hanno fatto tappa in diciassette città, mai però si era pensato di chiedere ospitalità in un territorio amaramente conosciuto per fatti di cronaca legati alla malavita organizzata, invece questo grande avvenimento sta per diventare realtà, grazie all’impegno dell’amministrazione Natale e di tanti giovani casalesi. Gli “Ambasciatori della Rinascita”, così sono stati chiamati i quaranta giovani che faranno da guida ai visitatori della mostra, i quali non dovranno avere carichi pendenti o aver riportato condanne, né legami di parentela con camorristi.
Oltre ai quadri, la stessa ristrutturazione dell’edificio ha una forte carica simbolica. Sono stati lasciati i ponteggi e le coperture in plastica arancione per dire che “il cantiere è ancora in corso” ma anche che “vogliamo coprire quello che non ci appartiene come le colonne, i timpani, il selciato in porfido, della pretenziosa e pacchiana architettura camorrista”, spiega l’architetto Raffaele Semonella che coi colleghi Costantino Diana e Giuseppe Diana ha progettato e seguito i lavori. “Davvero un sorprendente lavoro – continua l’architetto -visto che il cantiere è stato aperto solo il 6 maggio. La villa era in pessime condizioni e gli operai non volevano andare via la sera perché sentono l’importanza dell’iniziativa”.
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