Il fatto che il Clan dei Casalesi non tema il libro “Gomorra” è un fatto acclarato, del resto il volume ha proposto ad un pubblico più ampio quanto avevano già rivelato numerosi giornalisti campani, infatti personaggi non secondari della holding criminale hanno recitato nel film ad esso ispirato interpretando se stessi. Del resto i boss paradossalmente godono quando si parla del loro spessore malavitoso, più sono noti più aumenta il terrore che le vittime hanno nei loro confronti.

Venerdì scorso il regista del film, Matteo Garrone, è stato ascoltato in Procura a Napoli, per verificare la notizia, dichiarata dall’attore gomorrista e uomo del Clan dei Casalesi, Bernardino Terracciano, secondo cui i camorristi di Casal di Principe, imposero delle sentinelle, a pagamento, alle troupe durante le riprese del film “Gomorra”. Si tratta di contesti dove senza l’autorizzazione dei boss non si muove foglia, eppure certi affiliati hanno partecipato a “Gomorra” e poi sono ritornati tranquillamente alla loro vita delinquenziale, altro che Gomorra libro che ha danneggiato i clan, stando così le cose per loro il testo edito dalla Mondadori di certo non è stato una perdita. Una prima rivelazione, che è al vaglio della magistratura inquirente era venuta anche dal pentito Oreste Spagnuolo, che fino ad oggi si è rivelato attendibile ai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Si tratta di uno dei killer della strage di Catelvolturno, secondo il quale proprio Terracciano avrebbe trovato il canale per fare in modo che Garrone regista di Gomorra, entrasse in contatto con Alessandro Cirillo “O’Sergente”, per il cui tramite avrebbe versato 20mila euro per girare tranquillamente il film. I soldi sarebbero finiti a Giuseppe Setola, capo dell’ala stragista del Clan dei Casalesi. Garrone, a suo tempo, interpellato su questo dai giornalisti del Fatto Quotidiano ha detto: “Non ho nulla da dire”, Spagnuolo la sua versione l’aveva già rivelata alla giornalista del Mattino Daniela De Crescenzo, autrice di “Confessioni di un killer”, edizioni Ancora del Mediterraneo.

Gli arrestati

L’ultimo a finire in manette nei mesi scorsi è stato Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan.

Prima di lui è stato arrestato il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha aggredito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film.

L’elenco continua con persone organiche al Clan dei Casalesi: Giovanni Venosa è l´attore, nipote di Luigi Venosa “Gigino O’Cucchiere” boss di San Cipriano d’Aversa , che nel film fa la parte del giovane boss dai capelli rossi. Conosciuto con il soprannome di “Giuvann’ O’ Russo” è coinvolto nell’inchiesta relativa alle estorsioni alla darsena di Pinetamare, era in una casa lavoro a Modena, per la precisione a San Giuliano Saliceto, ma secondo le accuse, anche dal modenese continuava ad imporre ad imprenditori e commercianti del nostro territorio il “regalo per i carcerati”, con lui sono finiti in carcere altri cinque, tra cui uno ritenuto guardacaso molto vicino al capo dell’ala stragista del Clan dei Casalesi Giuseppe Setola.

Un altro arrestato è Bernardino Terracciano (l’uomo che secondo Spagnuolo avrebbe messo in contatto Cirillo e Garrone) 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, lui è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui sono coinvolti anche la moglie di Setola, Stefania Martinelli.

L’elenco continua con Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio.

Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra. Tutte queste cose le sappiamo perché le hanno scritte decine di cronisti coraggiosi, che senza scorte e senza aver scritto “Gomorra” rischiano la pelle in silenzio. Lavorano per quei giornali che il super scortato Roberto Saviano ha denigrato senza contraddittorio in una trasmissione di Rai Tre.

Nell’occasione dell’arresto di Venosa, il deputato Maurizio Gasparri disse: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.

Di sp