Le Squadre mobili di Caserta e Frosinone hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare notificata a 18 presunti appartenenti al gruppo dei Venosa, considerato dagli inquirenti una frangia del clan dei Casalesi. Le ordinanze, richieste dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono state emesse dal giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale. Il clan Venosa viene ritenuto dagli inquirenti attivo a San Cipriano d’Aversa, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Frignano e Casapesenna. Tra gli arrestati figurano anche alcuni componenti della famiglia Venosa tra i quali anche Luigi, 53 anni, detto ”Gigginiello ‘o cocchiere”.

Agli arresti domiciliari sono finiti due militari della Guardia di Finanza della compagnia di Aversa, mentre altri 3 indagati si sono resi latitanti. L’attività investigativa è stata focalizzata inizialmente sul capoclan, Luigi Venosa, che da tempo si era trasferito a Cassino, nel frusinate, in quanto colpito da un provvedimento della magistratura con il quale gli si faceva divieto di abitare in Campania. A luglio dello scorso anno Venosa fu arrestato con altri due indagati, in quanto ritenuto responsabile di varie estorsioni ordinate dalla propria abitazione. Il boss, tuttora in carcere, avrebbe continuato a dirigere gli affari del clan dalla propria cella mentre nel frattempo Raffaele Venosa, suo nipote, sarebbe stato ”nominato” reggente della banda. Raffaele Venosa, anch’egli colpito da un provvedimento di divieto di dimora in Campania, sarebbe riuscito a gestire, attraverso una fitta rete di gregari, le attività illecite della cosca, tra queste il racket delle estorsioni, lo spaccio di droga, le truffe e le rapine. Nel corso dei mesi gli inquirenti avrebbero fatto luce su una serie di estorsioni perpetrate ai danni di imprenditori, ma anche di truffe alle assicurazioni, illecita duplicazione e vendita di falsi cd musicali e dvd cinematografici, corruzione di appartenenti alle forze dell’ordine, atti di concorrenza illecita nel settore della distribuzione del caffè, traffico di droga e porto illegale di armi. In una nota della Direzione distrettuale antimafia si legge che ”l’attivita’ investigativa svolta dalla Polizia di Stato ha consentito di rilevare che gli appartenenti al clan, forti della loro capacità delinquenziale e di intimidazione verso le vittime delle loro richieste estorsive, in un territorio che spazia dall’Agro aversano al basso Lazio, avevano avviato una fiorente attività delinquenziale, dimostrata -proseguono i pm- da alcune specifiche vicende di natura estortiva, truffaldina ed altrimenti, in modo uniforme, illecite, poste in essere dagli appartenenti al sodalizio camorristico”. Secondo gli inquirenti la cosca di Venosa, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo ”e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva” i sodali si sarebbero resi responsabili di vari reati. Per i pm alcuni appartenenti al clan Venosa si sarebbero impegnati nelle elezioni amministrative dell’aprile dello scorso anno, in cambio di dazioni in denaro per sostenere la candidatura di un politico per il Consiglio provinciale di Caserta. Dicono ancora i pm: ”Durante l’escussione delle persone offese e’ emerso il forte timore di essere vittime di ritorsioni a seguito delle dichiarazioni rilasciate agli investrigatori”. Agli indagati e’ stata contestata per i singoli episodi, l’aggravante di avere agito con modalità tipicamente camorristiche allo scopo di agevolare le attività del clan Venosa. Tutto questo è accaduto anche perchè i Venosa erano finiti in Ciociaria perchè non potevano vivere nei loro luoghi natii, non è stato un bel servizio che lo stato ha reso alla gente del frusinate

Di red