Questi casertani o ci sono o ci fanno, sono davvero convinti di essere superiori o di avere qualche titolo in più per poter compiere delle rivendicazioni, vogliono per forza appiccicare il nome della loro cittadina, che già dobbiamo sopportare quale “nostro” capoluogo, nientedimeno che alla Seconda Università di Napoli, un ateneo che a suo tempo non è stato concepito da casertani, bensì dai compianti parlamentari aversani Antonio Ruberti (Ministro dell’Università) e Tiberio Cecere.

Un’istituzione che per il solo fatto che ha due delle sue più importanti facoltà ad Aversa, architettura ed ingegneria, di casertano ha ben poco, solo qualche “pezzo”, altre importanti facoltà sono a Capua e Santa Maria Capua Vetere, città la cui storia e la cui tradizione culturale non ha nulla a che vedere con la piccola Caserta. Dopo gli strali di un giornalista casertano nei confronti dell’Ateneo tacciato da quella penna addirittura di “razzismo”, per il solo fatto che non si mette nel nome della Sun quello di “Caserta” preferendo “Napoli”, questa volta a rivendicare il nome del nostro Ateneo è stata l’assemblea ordinaria mensile del Coordinamento delle Associazioni Casertane, gente che vuole a Caserta anche una Corte d’Appello, eppure quella è una località che non ha nemmeno un tribunale ed imposta in nome della legge, non per volontà diretta del popolo, come capoluogo di Provincia. Napoli è più compatibile con la vocazione internazionale del nostro territorio che certamente non si trova nel casertano, che è un’entità territoriale artificiale figlia di quella provincia di Caserta che non ci appartiene. Martedì 17 aprile, alle ore 19.00, presso la sede del Circolo Nazionale di Casetta ci sarà un’altra riunione in merito, sbagliare è umano perseverare è diabolico. Addirittura stanno pensando di rivolgersi direttamente ai parlamentari, quelli che dovrebbero aiutarci a mettere in atto la decasertanizzazione, vedremo chi sono i filo casertani.

Salvatore Pizzo