I casertani ed i filocasertani che ci vogliono imporre la loro Caserta, si vogliono appropriare anche dei fasti millenari della nostra storia, lantica Liternum. Uno dei loro organi ufficiali: Provincia di Terra di Lavoro, il mensile di quellente denominato Provincia di Caserta, la cui esistenza già di per se è discutibile, e che viene imposto alla nostra gente sì in nome della legge, ma di una legge che non rispecchia il diritto allautodeterminazione dei popoli.
LAversano, lAtellano, il Casalasco ed il Liternese non sono nel casertano, anzi a rigor di logica nemmeno il casertano esisterebbe, Caserta è una località che sorge nei pressi di Capua e Santa Maria Capua Vetere. Questumiliazione ci viene imposta anche perché ci sono tanti collaborazionisti che danno man forte a questa colonizzazione culturale e politica del nostro territorio. Lentità Provincia di Caserta, con i soldi dei nostri cittadini per promuovere la sua esistenza edita Provincia di Terra di Lavoro, che nel numero di settembre ha accredito la tesi che Liternum è una realtà casertana. Il giornalista Pietro Cuccaro ha fatto uninchiesta, per carità lodevole sotto il profilo storico, ma volta ad accreditare pacificamente che Liternum fosse casertana, come se il liternese non fosse in provincia di Caserta in maniera coatta. Nonostante lesistenza di questo ente con sede in località Caserta, la vecchia Liternum, a differenza dellattuale Villa Literno, si trova compresa nel territorio del comune di Giugliano. A Liternum, sulle sponde del Lago Patria, è sepolto Scipione colui che condusse i romani alla vittoria di Zama contro i cartaginesi, lelmo di Scipio a cui si riferisce il nostro inno nazionale, è proprio il suo. Nel nostro territorio abbiamo ricchezze e peculiarità che dovremmo valorizzare, non solo per la memoria storica, ma anche per incrementare il turismo culturale e quindi leconomia, cosa che le classi dirigenti quartinare che ci ritroviamo non capiscono, sanno fare solo appartamenti, e intanto il dilagare della casertanizzazione continua imperterrito.
Salvatore Pizzo