"Il processo Spartacus assume un’importanza primaria in considerazione del fatto che, prima, non esisteva un documento sul clan dei Casalesi", lo ha detto Federico Cafiero De Raho, magistrato della Procura di Napoli e Pm nel mega processo di primo grado contro i Casalesi. "L’ultima sentenza emessa risaliva al 1986 e riguardava il gruppo Antonio Bardellino – ha detto il magistrato ai microfoni di Ecoradio

– Da allora, sul clan dei Casalesi, non vi sono state piu’ decisioni dell’autorita’ giudiziaria. Questo ha finito per determinare una carenza conoscitiva generale. Chi viveva sul territorio subiva e gli interventi delle forze dell’ordine erano solo di tampone. A partire dal 1992 le cose, invece, sono cambiate". Cafiero De Raho aggiunge: "Credo che sia l’arma a cui ricorrono quando si sento minacciati. Andando avanti, da alcuni anni a questa parte, tutti conoscono la forza dei Casalesi. Oggi c’è una sorte di prevenzione nei confronti del clan, perchè Casale e’ un territorio in cui la camorra non si impone con la forza e la violenza, ma con la ricchezza, con il denaro illegale che i Casalesi sono riusciti a guadagnare svolgendo attività criminose. Accendere i riflettori sul meccanismo di reinvestimento dei casalesi: e’ questa la grossa minaccia per il clan". Parlando del contrasto finanziario dice: "La difficoltà e’ enorme perchè le organizzazioni, come quella dei Casalesi, riescono a investire i propri profitti anche senza una traccia, nel senso che possono avvalersi di qualsiasi imprenditore e qualsiasi società. Il denaro contante può essere mascherato in tantissime forme. Basta guardare quanti centri commerciali stanno sorgendo nel casertano. Bisognerebbe domandarsi come sono sorti e quanto del danaro che muove l’economia di questi centri deriva da movimenti illeciti. Bisogna reinserire anche questi grandi centri di vendita nel controllo del contante, creare delle squadre specializzate. Ricordo come i Casalesi siano stati i primi a infiltrarsi nei consorzi di calcestruzzo e piegarli a proprio profitto, controllando tutti i lavori pubblici e privati. Devo pensare -conclude il magistrato- che oggi i loro investimenti siano rivolti a altre forme capaci di occultare il loro flusso di danaro. Dalle indagini degli ultimi tempi si e’ notato come l’investimento della Camorra sia andato ben oltre il casertano, spostandosi anche al nord: questo rappresenta un pericolo ed è quindi necessario trovare strumenti piu’ efficaci per fronteggiarla ".

Di red