Don Luigi Ciotti: "Le mafie problema di tutti"
Legalità è una parola che spesso viene strillata da tanti, troppi, perché conviene farlo, un’insegna da sbandierare per dimostrare di essere dalla parte giusta solo in apparenza, tanto dichiararsi a favore di essa non costa nulla, al massimo se ne trae qualche vantaggio. Spesso molti sventolano la bandiera della legalità solo per convenienza, in realtà sono dei franchi tiratori la cui condotta è ben lontana dalla legalità. Legalità non è solo una parola da urlare al vento, è anche un modo di essere, un modo di fare, il semplice convivere con l’altro rispettandolo secondo le regole del buon senso. Un agire continuo che dovrebbe essere ovvio, normale, connaturato in noi a prescindere dai profili, dalle pigmentazioni, dalle idee, dai colori, dalle razze, dalla religioni, dalle inclinazioni di ognuno di noi.
Riassumere un discorso di don Luigi Cotti, con gli occhi del cronista è assai difficile, il ristretto spazio che la rapidità della cronaca impone in questi casi porta alla superficialità, un elemento che stride con la legalità. Ieri a Parma il prete dalle mille battaglie, che non è solamente un religioso, bensì un uomo impegnato nell’educare alla legalità anche con chi non appartiene alla sua chiesa, è stato presente alla nascita ufficiale di “Libera”, l’aggregazione, nata 12 anni fa, fatta di singoli ed associazioni il cui slogan è “nomi e numeri contro le mafie”.
Nella città emiliana questo sodalizio mancava, da quelle parti sono tanti i cantori della legalità, alfieri che per lungo tempo si sono mostrati candidi come lo è il colore del latte e finti osservanti di precetti di fede continuamente ostentati, nei quali si nascondeva una piovra che ha distrutto e continua a distruggere esistenze. Una distesa arida dove da qualche giorno sono stati piantati nuovi semi, quelli dei “liberandi” e delle “liberande”, come dicono Giusy Amore ed Alessia Frangipane, che con Tullio Manca e Giuseppe La Pietra si sono accollati quest’onere. Libera all’atto della sua nascita a Parma ha già ottenuto i primi risultati, in una delle città più opulente d’Europa si è parlato di etica negli affari proprio nella sede della Camera di Commercio, dove si è tenuta l’assemblea aperta da Andrea Zanlari, presidente del locale ente camerale, poi dopo la relazione di Massimiliano Serpi, pm della direzione distrettuale antimafia di Bologna, don Ciotti ha avvolto i presenti rendendo ben chiara l’idea che le mafie sono un problema di tutti e non di pochi, rivolgendosi poi ad un assessore del Comune di Parma presente in sala, e noto alle cronache per essere stato contattato da Pasquale Zagaria (recentemente condannato a 8 anni e 10 mesi, conosciuto come Bin Laden, e fratello del boss Michele) gli ha chiesto di mettere a disposizione dei locali del comune, in cui vendere i prodotti che Libera trae dalle terre confiscate ai mafiosi. Nel suo discorso il prete con la scorta, citando una frase scritta da Don Peppino Diana, uno dei tanti ammazzati dalla camorra, che lui aveva incontrato a Casal di Principe una ventina di giorni prima della morte, ha detto: “Noi dobbiamo risalire sui tetti per annunciare parole di vita”. L’assemblea ha poi votato all’unanimità Giuseppe La Pietra quale nuovo referente di Libera a Parma, che nella vita è un pastore metodista.
Salvatore Pizzo