Si taglia per risparmiare. In un periodo di forte crisi, e generale indebitamento del Paese, la necessità di alleggerire per quanto è possibile le nostre imprese ed industrie dal peso di tasse ed imposte, onde evitarne il fallimento, è ancor prima un’esigenza più che un’idea. Poichè la Scuola rappresenta un settore strategico, nonché il futuro dell’intero Paese, credo sia giusto valutare a fondo fino a che punto sia lecito tagliare ma ancor prima, forse, sarebbe lecito domandarsi se davvero lo Stato sta risparmiando.

Quest’anno sono state messe a disposizione dei docenti 42.000 cattedre in meno, sicuramente un disagio per gli alunni, ma i pensionamenti sono stati quasi 40.000. A rigor di logica i licenziamenti avrebbero dovuto ammontare a 2.000 e, secondo quanto è stato dichiarato, i perdenti cattedra avrebbero dovuto essere coperti dal "salvaprecari" che, riassunto in poche righe, è un decreto che permette di pagare i docenti non per lavorare, bensì per stare a casa. La realtà dei fatti è diversa: a perdere cattedra sono stati 44.000 docenti e oltre il 95% di essi non erano coperti da questo decreto che anzi li ha addirittura danneggiati. Ma chi sono questi docenti, perché non si parla di loro, perché non sono inclusi nel salvaprecari? I docenti che hanno perso cattedra appartengono per lo più alla terza fascia d’istituto, ossia sono docenti privi di abilitazione. Va anzitutto specificato che l’abilitazione all’insegnamento non è requisito indispensabile per l’esercizio della professione docente, ma solo per l’accesso ad incarichi a tempo indeterminato, la cosiddetta assunzione in ruolo. Questi precari sono stati chiamati da graduatorie Ministeriali e di Merito e hanno svolto per anni attività di insegnamento identica a quella dei loro colleghi abilitati, lavorando su medesimi incarichi e contratti, spesso anche su cattedre annuali. I motivi per cui non si sono abilitati sono per lo più da attribuirsi all’alto costo dei corsi abilitanti e agli obblighi di frequenza che essi imponevano ma, soprattutto per alcune discipline, anche alla mancanza di qualsiasi percorso abilitante in un periodo che varia da un minimo di tre anni ad un massimo di quindici. Questi docenti sono stati assunti solo in caso di esaurimento delle graduatorie degli abilitati, in pratica essi lavoravano solo dove gli abilitati scarseggiavano, ossia per lo più nel Nord della Penisola. Fino all’anno 2009 tutti i docenti, abilitati e non, potevano fare domanda di insegnamento in una sola provincia. Il DM 42/09 ha stravolto questa prassi, dando la possibilità ai soli docenti abilitati di fare domanda di insegnamento in ulteriori tre province in coda alle graduatorie di prima fascia (degli abilitati) ma pur sempre davanti a quelle di terza fascia (quelle dei non abilitati). Questo ha portato ad una migrazione di molti docenti dal Sud al Nord che ha provocato quasi ovunque l’esaurimento delle graduatorie degli abilitati causando a ruota la perdita del posto di lavoro di quasi tutti i precari non abilitati, i quali si sono visti scavalcati anche da chi, se pur abilitato, era per lo più sprovvisto di qualsiasi esperienza e quindi non avrebbe avuto diritto ad un assegno di disoccupazione. Si è calcolato che per almeno 40.000 docenti precari di terza fascia le disoccupazioni sono state pagate “invano” per posti di lavoro che in realtà esistevano. In pratica, per ogni posto di lavoro che è stato preso dalle code, si pagano due persone: uno è il docente titolare della cattedra pagato dallo Stato, l’altro il docente perdente cattedra la cui disoccupazione dura otto mesi ma che può essere facilmente prolungata con il conferimento anche solo di qualche breve supplenza di altrettanti mesi. Va ulteriormente precisato che il meccanismo delle code, oltre ad aver vanificato qualsiasi previsione di risparmi ha anche danneggiato la continuità scolastica, cosa particolarmente grave nei casi di alunni diversamente abili, dove non solo i non Abilitati, ma anche gli stessi abilitati si sono spesso visti scavalcati da chi proveniva da fuori. Inoltre, il numero di persone che ha perso posto per via delle code è addirittura maggiore a quello dei tagli. Dall’altra parte c’è il dramma di 44.000 lavoratori, che dopo anni di servizio nelle scuole vedono il proprio lavoro sfumare poco a poco e i loro diritti calpestati. Non è solo una questione economica, ma anche di dignità. A noi hanno tolto tutto: lavoro, speranza, futuro, dignità. Ed entro il 2013, se non ci verrà concessa l’opportunità di abilitarci, vedremo i nostri diplomi e lauree trasformati in carta straccia e non potremo mai più abilitarci e/o insegnare. La nostra richiesta, per quanto paradossale sembri, è di essere semplicemente considerati dei precari della scuola e non solo dei mercenari. “I nostri contratti e incarichi erano identici ai precari chiamati dalle graduatorie ad esaurimento, non è accettabile la discriminazione operata dal salvaprecari, il quale salva i primi e condanna i secondi, ne tanto meno la possibilità data ai soli docenti abilitati di fare domanda in quattro province e a noi in una sola! Riteniamo per tanto opportuno il ripristino della provincia unica entro l’a.s. 2010/2011”. E’ la richiesta dell’Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare), i cui aderenti richiedono, inoltre, il rispetto dell’art. 35 della costituzione che ribadisce il diritto alla formazione per il lavoratore e quindi la possibilità di abilitarsi mediante l’accesso diretto a percorsi abilitanti. Lo Stato ci ha fatto credere di aver operato forti tagli per risparmiare, la verità è che quest’anno non si è risparmiato, ma si è speso addirittura di più per dare meno risorse alla scuola!
Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)