E scontro tra i familiari di Don Diana e la Diocesi di Aversa, loccasione che ha fatto venire alla luce i dissapori tra i parenti ed il clero locale, è stata la ricorrenza del tredicesimo anniversario delluccisione del sacerdote ucciso da quattro colpi di pistola nella sua chiesa di Casal di Principe. Il fratello di Don Diana, Emilio, ha detto a Raffaele Sardo dellUnità:
«È un anniversario amaro. Ma si può dire che ci siamo abituati all’indifferenza del mondo della chiesa». Il giornale dei Ds ne approfitta anche per lanciare un affondo alla Diocesi di Aversa, larticolo in questione dice che il clima che si respira tra i sacerdoti della Forania di Casal di Principe non è più quello che si respirava quando cera Don Diana, si legge testualmente: Le iniziative che il comitato «Don Peppe Diana» ha promosso per l’intera settimana, sono state di fatto boicottate dalla diocesi di Aversa, a capo della quale c’è il vescovo Mario Milano. Il pomo della discordia è un libro scritto da un sacerdote siciliano, Rosario Giuè, «Il costo della memoria», e pubblicato dalle edizioni Paoline. La curia aversana ha messo all’indice il libro, ritenendolo critico nei confronti della chiesa, tanto che la presentazione prevista nella parrocchia di San Nicola di Bari, che fu di don Diana, è saltata, ed è stata fatta presso la sala consiliare del Comune. La Curia ha di fatto boicottato anche la manifestazione «Io C’ero», del 17 marzo scorso, al Santuario della madonna di Briano, dove era prevista, tra gli altri, la presenza del vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, amico di don Diana, ma che il vescovo di Aversa, Mario Milano, non ha voluto più invitare. Alla fine non si è presentato nemmeno monsignor Milano, nonostante avesse già aderito alla manifestazione. Già, ma è strano che chi vuole ricordare Don Diana e vuole entrare nelle vicende interne al clero appartiene ad ambienti culturali e politici della sinistra ex comunista, che con la Chiesa e le sue attività non dovrebbero avere nulla a che vedere, anzi quegli stessi ambienti né avversano i precetti, e le polemiche di questi giorni sui Dico sono un esempio. Va anche detto che le cronache giudiziarie relative al processo agli assassini di Don Diana ci hanno rivelato particolari che non erano del tutto compatibili, secondo i canoni della Chiesa, con lo status di sacerdote. Purtroppo molti grandi giornalisti del nostro territorio nelle aule dei processi non ci vanno, lì sarebbero costretti a guardare direttamente in faccia ai camorristi, quelli chiusi nelle gabbie, quegli stessi che loro tanto appassionatamente combattono nei convegni e negli incontri, nei Palazzi di Giustizia lasciano il campo libero ad altri colleghi che fanno un uso della penna talvolta molto garibaldino (il problema sta nelluso anomalo della penna che certe persone del casertano fanno), poi si lamentano che la cronaca dalle nostre parti non è di un livello adeguato, per forza, è priva delle eccellenti penne del meglio del giornalismo locale. Ovviamente questo non toglie nulla al fatto che Don Diana è una delle tante, tantissime persone uccise dalla Camorra da onorare e ricordare, ma a quanto pare le gerarchie ecclesiastiche hanno qualche problema a poterlo elevare a simbolo, come ad esempio è avvenuto con Don Puglisi. Oltre al fratello con lUnità ha parlato anche la mamma di Don Diana, la signora Iolanda che dice: «Hanno sempre avuto un atteggiamento distante dalla vicenda di mio figlio che è continuato nel tempo», larticolo si chiude con un affondo di Emilio Diana: «La chiesa si scandalizza di un libro, ma non si scandalizza quando nella parrocchia di San Cipriano d’Aversa si intitola un centro diocesano giovanile ad una persona coinvolta in un processo di Camorra». Per questultima vicenda Milano ha fatto fare marcia indietro a chi aveva avuto quella pensata.
Salvatore Pizzo