Raffaele Cantone, ex pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che oggi lavora al massimario della Corte di Cassazione, ieri (mercoledì) a Parma ha tenuto un convegno relativo alla presenza della Camorra nel Nord Italia. La città emiliana è forse uno dei luoghi più indicati per una tematica di questo genere, proprio un’inchiesta di Cantone ha portato per la prima volta alla condanna di soggetti settentrionali coinvolti in fatti di Camorra, precisamente per i legami imprenditoriali con il Clan dei Casalesi.
L’imprenditore edile Andrea Bazzini, condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi, mentre il figlio Aldo ha patteggiato 2 anni. Inoltre gli interessi del Clan dei Casalesi nella città emiliana hanno lambito la politica, quando si scoprì che Giovanni Zagaria (poi condannato a 8 anni e 10 mesi), fratello del boss Michele capo del Clan insieme ad Antonio Iovine, aveva incontrato Giovanni Bernini attuale assessore della giunta comunale di Parma, quando questi era collaboratore dell’allora ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi. Bernini, che è stato ascoltato come testimone, non ha mai negato il colloquio precisando che riteneva di avere di fronte una persona che si era presentata come imprenditore. Gli interessi dei Casalesi a Parma sono noti, Cantone ottenne il sequestro di beni immobiliari in zona per 50 milioni di euro, tanto che un gruppo di protesta napoletano, “Il Richiamo”, per sensibilizzare la gente del posto rispetto al fatto che sussistessero pesanti legami tra personaggi parmensi e Clan dei Casalesi, affisse sui muri di Parma gigantografie di Zagaria. Cantone ad una nostra domanda circa i motivi per i quali ha lasciato la Dda per passare ad un ruolo meno operativo, ha detto che “in tutti gli uffici è utile un turn over”, poi ha aggiunto parole che pesano “credo che non tutti piangano e non mi riferisco ai camorristi”. Circa i motivi che hanno indotto i casalesi ad arrivare a Parma, ha detto: “Che Parma non è stata scelta ad hoc, in essa hanno trovato la disponibilità di persone del posto ad acquisire investimenti” – ed ha raccontato un fatto che ha scoperto nel corso delle indagini relative ai legami parmigiani della Camorra, una circostanza indicativa di quella che è la realtà: un imprenditore parmense doveva acquisire un terreno in zona Santa Lucia a Milano, il valore era 8 milioni di euro, gli acquirenti dovevano versare in contanti un milione e mezzo e le banche dovevano finanziare la restante parte, ma al momento dell’acquisto i compratori si erano “dimenticati” di versare mezzo milione, cosa che chissà perchè non desta alcun sospetto agli operatori bancari di Parma, poi per tamponare alla mancanza dopo una serie di telefonate tra il capoluogo emiliano e Casal di Principe, di domenica saltarono fuori 500mila euro in contanti per completare il versamento che avvenne in uno sportello della città emiliana. Cantone ha ricordato il ruolo delle banche in queste vicende, facendo presente che i normali cittadini certamente non vengono trattati in maniera così agevole, quando hanno a che fare con gli istituti di credito.
Salvatore Pizzo