La cosiddetta Provincia di Caserta, è per noi da cancellare non solo come ente ma come concetto, serve solo a dare un po’ di presunta importanza alla cittadina che ne porta il nome e soprattutto a dare un tono a torme di “politici” locali, molti dei quali (tranne rare eccezioni) nel corso dei decenni hanno avuto qualche ruolo di sottopotere presso di essa, dove hanno trovato locazione non avendo la capacità di distinguersi fuori dal contado.
Un’entità che ha la potestà su cose, territori e persone che “casertane” non sono: il caso più lampante riguarda gran parte della conurbazione aversano-giuglianese (Aversano, Atellano e Casalasco-Liternese), la zona Alifana e Matesina, quella Aurunca, l’antica Capua ovvero Santa Maria Capua Vetere, la stessa città di Capua. Quella Provincia che non ci appartiene ha competenza persino sul prestigioso Museo Campano, che ha sede proprio nella città di Capua. In merito al futuro del Museo in questi giorni circolano indiscrezioni, non confermate e tantomeno smentite, secondo le quali i responsabili della Provincia vorrebbero sostituirne l’attuale direttrice, se così fosse non si capisce con quali motivazioni. Non si conoscono nemmeno quali sarebbero criteri di scelta per individuare chi dovrebbe occupare il posto. Si parla di accordi tra consiglieri provinciali, gente anonima poco nota al grande pubblico: se così fosse sarebbe opportuno che la magistratura desse un’occhiata. Ci vogliono candidature alla luce del sole, pubblicate on line, curriculum noti e criteri definiti attraverso una delibera.
Salvatore Pizzo
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