Ennesimo attentato al patrimonio culturale di Aversa definita città darte per la ricchezza dei beni artistico posseduti. Un patrimonio che si va sempre più depauperando per i continui abusi edilizi commessi impunemente da chi realizza manufatti senza tenere in alcun conto dellesistente. Eaccaduto di recente in via Vittorio Emanuele dove, malgrado lallarme lanciato dagli ambientalisti,
proprio sotto il naso degli amministratori comunali è stato realizzato un complesso abitativo così attaccato alla antica chiesa della Madonna di Montevergine, confinante con ledificio abbandonato della posta centrale, da tapparne letteralmente le finestre, sta accadendo in via porta San Giovanni. Dove è stata oltragiata una delle due, laltra è Porta Napoli, delle quattordici porte comprese nella cinta muraria circondante lantica città di Aversa ancora in piedi e in buone condizioni. Un reperto artistico che in altre città della penisola e non solo sarebbe stato usato come fonte dattrazione turistica. Ad Aversa no, perché la struttura è addirittura proprietà privata e può essere modificata a piacere. Un punto su cui non è daccordo Aldo Cecere, architetto ed ex ispettore onorario della soprintendenza ai Beni artistici, architettonici e storici della provincia di Caserta che ha denunciato il misfatto al Soprintendente di Caserta e al Ministro per i Beni Culturali. Egregio architetto scrive Cecere- per l’ennesima volta Aversa subisce alterazioni dei propri manufatti artistici senza alcuna autorizzazione, ma anche se vi fosse stata, il problema non cambierebbe. Si tratta spiega- della demolizione dell’intonacodella torre destra dell’antica porta San Giovanni e la relativa messa a vista della pietra tufacea, le cuiconnessioni sono state volutamente allargate, e l’apertura di nuove finestre. L’intervento altera irrimediabilmente l’aspetto originario del manufatto tanto da formarne un falso antico. La porta continua lex Ispettore onorario- costituiva un continuum murario della IV cinta cittadina di particolare pregio ambientale. Già in passato l’area fu compromessa da brutte costruzioni civili, mentre, sulla carreggiata dell’antichissima strada "Via Fuori le Mura", sorsero addirittura capannoni industriali, in spregio alle più elementari norme di conservazione dell’ambiente nonostante vi fossero state segnalazioni alle autorità preposte. Continuando così, il nostro bene artistico è destinato inevitabilmente a scomparire e, con esso, la memoria storica ammonisce Cecere che non si limita a denunciare ma propone una soluzione al problema. La normativa in materia di tutela ambientale, prevede ricorda larchitetto- che alla tutela delle opere d’arte coadiuva l’Ispettore Onorario che, nel caso di alterazione o di perdita dell’opera, ne garantisce la sospensione cautelare. Un rimedio semplice che la Soprintendenza casertana sembra non voglia applicare, tantè che non solo non avrebbe rinnovato lincarico onorifico, quindi non remunerato, ad Aldo Cecere ma neppure lo avrebbe affidato ad altri, quasi che la difesa del patrimonio artistico aversano non interessasse. Quale potrebbe essere il motivo di tale negazione di una collaborazione tanto necessaria in un territorio ricco di emergenze artistiche? domanda Cecere, dopo aver ricordato che il Soprintendente pro tempore si è sempre rifiutato di richiedere il rinnovo della carica. Nelle grandi città -osserva larchitetto- la sorveglianza dei manufatti storici è più efficace perché più capillare. Gli scempi sono più contenuti. Nei centri cosiddetti minori (come Aversa) – alcuni dei quali detentori di opere di notevole pregio – tutto è demandato alle amministrazioni locali che, come spesso si verifica, poco o nulla fanno per conservare l’integrità dell’opera, per i motivi più diversi. Allora conclude Cecere- perché non potenziare la sorveglianza con personale aggiuntivo, qualificato e per giunta senza alcun costo?. ANTONIO ARDUINO