(26 settembre) Resta in carcere Alfonso Cesarano, il 29enne pregiudicato accusato di essere uno dei killer autori della strage di Castel Volturno, dove giovedì scorso sono stati uccisi sei immigrati africani ed un italiano. Lo ha deciso il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Stefania Amodeo. Il giudice ha convalidato il fermo ed ha emesso una ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di strage aggravata dalla finalità mafiosa, ma ha escluso l’aggravante della finalità terroristica ipotizzata dal Pm.

Intanto i  carabinieri di Aversa hanno eseguito cinque ordini di custodia cautelare, nei confronti di personaggi accusati di ruotare intorno alla gang del carinarese Paolo di Grazia. Si tratta di: Francesco Di Grazia, cugino dell’ex boss e oggi collaboratore di giustizia Paolo Di Grazia; Giovanni Fondino, 40 anni, di Gricignano d’Aversa, parente di Andrea Autiero “O’Scusuto”, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus, l’uomo si trovava ai domiciliari a Castelvolturno dopo essere stato arrestato nel febbraio scorso per l’aggressione ai danni del vicesindaco di Gricignano Francescantonio Russo, compiuta il 9 novembre 2007 a scopo estorsivo; Antonio Tessitore, 30 anni, figlio del boss Francesco Tessitore, alias “Settepistole”, ucciso nel 1996 a Gricignano d’Aversa; Luciano Cantone, di Carinaro, e Mario Sacco, di Barra, già detenuti per altri fatti; Ferdinando Schiavo, 34 anni, di Gricignano d’Aversa già in carcere dopo essere stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del poliziotto Paolo Solone e per il ferimento del fratello Luigi, assicuratore (oggi costretto su una sedia a rotelle), compiuto l’8 luglio del 2004, in Piazza Municipio, a Gricignano d’Aversa.

 
 
L’operazione dei carabinieri, coordinata dalla Dda di Napoli, è stata effettuata sulla base delle dichiarazioni del pentito Paolo Di Grazia, anche in relazione al tentato omicidio di Ferdinando Schiavo. Francesco Di Grazia, Fondino, Cantone e Sacco, secondo gli inquirenti, avrebbero organizzato l’agguato che fu teso a Schiavo il 2 dicembre del 2003, in via Grecini, a Gricignano. A sparare sarebbe stato Giovanni Fondino ma Schiavo, raggiunto da diversi proiettili, non morì e fu salvato dopo il ricovero in ospedale. I Di Grazia volevano eliminarlo perché sospettato di essere vicino al clan dei Casalesi, una posizione “scomoda” poiché il clan di Carinaro voleva mettere in piedi la Ncs (Nuova camorra speciale), come fu definita, e distaccarsi dalla potente organizzazione dell’agro aversano. 
 
 
Al “cartello” avevano aderito, assieme ai Di Grazia, i clan Belforte di Marcianise, De Sena di Acerra, Messina-Piscopo di Casalnuovo, Sarno di Ponticelli, organizzando “omicidi strategici”, volti a favorire gli interessi di ogni singolo gruppo e di tutta la consorteria camorristica, decisa a difendersi anche dalle cosche che un tempo facevano parte della Nuova famiglia. 
 
 
 
Il “rapporto di collaborazione” iniziò nel 1995, con l’omicidio il 22 luglio di Crescenzo Sequino e il tentato omicidio di Francesco Arpaia, avvenuti a Carinaro, consolidandosi con gli omicidi di Nicola e Salvatore Gaglione, oltre che di Francesco Tessitore, avvenuti tutti nel 1996, rispettivamente il 30 marzo a Gricignano, il 12 aprile a Carinaro e il 19 maggio a Gricignano. Nel 2000 furono uccisi Gennaro Mariniello, 23 marzo ad Acerra, e Michele Ferraro, 26 novembre a Frattaminore, a cui seguirono il tentato omicidio e il successivo duplice omicidio di Antonio Di Sarno e di Rosa Nettuno, avvenuti il 14 dicembre dello stesso anno a Carinaro. 
 
 
 
 
 
 

Di red