Dio di Misericordia

la stessa che vorremmo per noi stessi

Sentendo chi più sta gemendo

E muore nel segno di un tuo furore

Nondimeno nel miasma dei veleni

Ciarpame che si può toccar con mano

E più sempre va su e giù

Lungo pire che lasciano senza respiro

con putridume che affonda di bitume

Sorgenti d’acqua con tenere sementi

Mete d’ogni fame e d’ogni sete

Bacati siamo tutti come chi ha peccato

La cupidigia ancora vuole il sacrificio

E la morte nel dolore è sulla porta

A scavare fossi fin dentro l’ossa

Con la pelle che ampie pustole espelle

E interiora che traboccano di fetore

Là dove si riversa come un marcio d’uovo

così brutale che fa ogni cosa a sé uguale

e brucia insieme a che altro offuschi la luce

il sole e la luna insieme in una notte sola

Ad ogni modo abbiamo più di un nodo

Che tra il più grosso dei paradossi

Non tiene stretti ma fa andar più in fretta

La vita sembra perciò sfuggirci dalle dita

intera non abbiamo una sola preghiera

Ma ti dico manco un castigo antico

su queste terre in assedio da guerra

Tra neoplasie e morti per asfissia

e maestrali con i loro sbuffi mortali

qui tutto è un rogo che di epico ha poco

la gloria è lontana ai fuochi di altre Troie

l’unto del sacro ormai è così consunto

esanime reso da un’ ombra pusillanime

ora fumi maligni confondono i numi

Celati agli astri ed ad ogni altro fato

Iracondo per come va il suo mondo

Con voci di madri in sgomento atroce

e tutto più prende forma nel lutto

Molti hanno gli occhi scavati nel volto

I più piccoli sono già senza i riccioli

persi per mano d’ una specie perversa.

Stefano Giacomo Iavazzo

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