I casertani vogliono appioppare il loro nome alla Sun

Ancora una volta si è osato definire la nostra università, la Seconda Università agli Studi di Napoli, “casertana”, eppure essa tutto è tranne che casertana. L’ultimo in ordine di tempo ad esprimersi in questo senso è stato Pasquale Iorio, responsabile formazione della Cgil Campania. La Sun è stata portata nel nostro territorio grazie all’attività politica di parlamentari che casertani non erano, i compianti Antonio Ruberti e Tiberio Cecere, che furono rispettivamente Ministro dell’Università e deputato. La Sun ha ad Aversa due importantissime facoltà, architettura ed ingegneria, ed il fatto che  altre facoltà siano a Santa Maria Capua Vetere, Capua e Caserta, ritenere “casertano” un ateneo così dislocato è una forzatura per soddisfare l’esigenza campanilistica di una località che certamente non meritiamo quale nostro capoluogo di provincia. Aversa è forzatamente inserita in quell’entità astratta che si chiama Provincia di Caserta, che per quanto riguarda le nostre popolazioni non risponde a nessun criterio di autodeterminazione dei popoli. Iorio è intervenuto, con articolo su “Il Denaro”, in merito alla questione della denominazione del nostro ateneo, dopo che un sacerdote casertano, tale Don Pasquariello, ha saggiamente definito in un’intervista la questione del nome “non sostanziale”. Di tanto in tanto, una parte del clero che esercita il suo ministero in località Caserta vorrebbe che all’Ateneo fosse appioppato il nome “Università di Caserta”, e perchè non  di Aversa,  di Capua o di Santa Maria Capua Vetere?

Già dobbiamo sopportare quella località come nostro improprio capoluogo di provincia, adesso si vuole mettere quella fastidiosa etichetta casertana anche alla nostra Università, marcando ancora una volta quella sottomissione istituzionale e culturale che ci si vuole imporre rispetto a quella cittadina. La questione definita dal sacerdote "non sostanziale", a parere dell’autorevole sindacalista che sarà sicuramente un casertano,: “Diventa determinante per l’università casertana per due ragioni di fondo: per poter definire la propria "identità culturale" (legata alle radici storiche del territorio) e in relazione alla mancata dislocazione nella nostra città di una adeguata sede per il Rettorato per poter affrontare i problemi di "governance" di un sistema formativo di carattere "policentrico". Per poterlo fare occorrono strutture moderne,efficienti, e strumenti tecnologici in rete”.

Non si capisce perché il nostro territorio debba essere considerato casertano, e perché un rettorato allocato in quella località debba essere ritenuto più efficiente di quello con sede a Napoli. Aversa può certamente relazionarsi in maniera subalterna rispetto a Napoli, ma non ad altri comuni della regione che non hanno titoli maggiori di Aversa.

Iorio dice che “Oggi sempre più si impone un compito nuovo: partecipare ai processi di sviluppo e contribuire alla crescita sociale,civile e culturale dei contesti locali,dei territori in cui operano le varie facoltà. In tale direzione qualcosa si è cominciato a muovere con i Centri di Competenza. Ma non basta,occorre creare nuove forme di sinergia con le istituzioni locali,con le imprese, con il mondo del lavoro e delle associazioni professionali per costruire dei luoghi di diffusione della cultura dell’innovazione, con capacità di trasferimento tecnologico (in primo luogo al sistema produttivo) e di ricerca applicata. Per esempio, oggi a livello provinciale si riprende a parlare di un’agenzia per lo sviluppo. Ben venga, se in essa assumono un ruolo strategico le politiche della ricerca e dell’innovazione”.

Bene appunto, per tutto questo l’università non può essere casertana, essa sarebbe di fatto fuori dal nostro territorio. La sonnolenta Cgil di Aversa intanto tace, e chi tace acconsente. Lo stesso fanno anche i tanti sindacalisti e politichetti aversani, del resto la casertanizzazione dilaga proprio perché la classe dirigente che ci ritroviamo non è all’altezza di dare risposte e porre puntualizzazioni che vanno oltre Aversa. Vi immaginate un consigliere comunale aversano, un assessore nostrano oppure un responsabile locale di partito a polemizzare con la Cgil regionale, sarebbe un evento. Intanto mentre altre realtà cercano di progredire, noi diventiamo sempre più una località “casertana”!

Salvatore Pizzo