Il crack Parmalat ha colpito pesantemente anche segmenti dell’economia nostrana, dall’inizio del “nuovo corso” dell’azienda parmense, gli allevatori nostrani sono costretti ad accettare continue imposizioni unilaterali delle condizioni per fornire il latte “ad alta” qualità, tanto che più volte hanno protestato pubblicamente, ciò senza che le istituzioni siano riuscite ad intervenire fattivamente per mettere fine a questa situazione di disagio, ciò nonostante la multinazionale sta mostrando di avere delle buone performance.
A ciò si aggiunge il dramma di decine di risparmiatori che anche in Campania hanno visto polverizzarsi in un attimo il frutto dei sacrifici di una vita, ma la situazione più allarmante rimane quella delle aziende agricole. Proprio ieri (venerdì) la notizia che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di otto persone accusate di usura aggravata. I destinatari dei provvedimenti, che sono imprenditori, commercianti e un bidello, sono ritenuti responsabili, in particolare di avere prestato somme di denaro a un produttore di latte di Francolise (Caserta), con interessi tra l’8% ed il 10%, il quale per denunciare il suo dramma aveva anche scritto un appello pubblico, non è riuscito ad avere crediti che vantava dalla Parmalat sin dai tempi del crack. A questo sconfortante scenario si aggiunge anche il fatto che i marchi controllati dalla Parmalat per anni sono stati imposti in vaste zone del Sud Italia dal Camorra, le concessionarie dell’azienda parmense erano nelle mani del Clan dei Casalesi, che garantivano all’azienda di Parma il monopolio quasi totale e per giunta praticando un prezzo più alto rispetto a quelli praticati nel resto d’Europa, per anni bevendo latte abbiamo subito un’estorsione collettiva che in parte è finita a Casal di Principe ed in parte a Collecchio (Parma), gli imprenditori nostrani che hanno cercato di rompere questo assetto hanno subito attentati, sono scoppiate le bombe. Eppure nel processo Camorra & Parmalat, l’azienda, che in quel momento era retta da un commissario governativo (quindi dallo stato), l’azienda non si è nemmeno costituita parte civile.
Salvatore Pizzo