Nell’ambito del processo principale che riguarda il crack Parmalat, che si sta svolgendo a Parma, nel corso dell’ultima udienza che si è svolta giovedì ha testimoniato l’ex presidente di San Paolo Imi Rainer Masera, il quale ha detto: “Non avevo evidenza che i bilanci del gruppo fossero falsi, pur tuttavia c’erano aspetti che inducevano ad una linea di prudente attesa”.
Così il banchiere ha risposto al pm Vincenzo Picciotti che gli ha chiesto delucidazioni in merito ad una riunione avvenuta a Roma il 6 dicembre del 2003, venti giorni prima che Calisto Tanzi, ex patron di Parmalat, fosse arrestato. A quella riunione avrebbero partecipato i vertici di Capitalia, Mediobanca, Intesa e San Paolo. Masera, pur non avendo preso parte a quell’incontro, ha detto: “Si voleva capire se sarebbe stato possibile ridurre le poste passive di Parmalat a limiti più fisiologici”. L’ex banchiere, già ministro del Bilancio nel governo Dini, ha anche detto di essere stato contattato da Tanzi che gli chiese di seguire il tentativo di salvataggio di Parmalat, messo in atto dal finanziere Luigi Manieri, ma non si concluse nulla perché “non si era potuta accertare la provenienza dei fondi», l’operazione valeva 3,7 miliardi di euro e i fondi necessari sarebbero dovuti arrivare dall’estero.

Di red