Il Gup Vittorio Anania del Tribunale di Palermo ha accolto il 3 aprile scorso una richiesta di patteggiamento con il consenso del Pm Ennio Petrigni ritenendo congrua la pena finale di anni 1 e mesi 11, addirittura con la sospensione condizionale della pena e le attenuanti generiche, nonostante il manifestato vivo dissenso dei familiari superstiti edell’AIFVS (Associazione Italiana Vittime della Strada) ammessi parte civile.

A nulla è valsa la campagna di sensibilizzazione avviata a Palermo ed in Sicilia proprio dai familiari di Davide Scarfeo in collaborazione con il Giornale di Sicilia per una pena giusta. L’allarmante sentenza che non garantisce la congruità della pena rispetto alla gravità del reato e alla mancata eliminazione delle conseguenze dannose, evidenzia che i pubblici ministeri prima ed i giudici poi ignorano e sviano il pensare ed il sentire della intera comunità nazionale, che chiede nei confronti della criminalità stradale che guida in modo azzardato e temerario e in stato di ubriachezza certezza della pena da espiare in carcere ed addirittura l’istituzione del reato specifico di omicidio stradale. I Pubblici Ministeri ed i magistrati non si avvalgono delle possibilità offerte dalla legge esistente che già prevede un massimo della pena di dieci anni se il fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica. Sentenze come quella di Palermo esprimono un modo burocratico di affrontare i problemi totalmente distante dalla aumentata e diffusa sensibilità sociale e dall’impegno delle Autorità e delle massime cariche dello Stato di fronte al recente allarme lanciato dalla Commissione Europea, non considerano la macroscopica gravità degli eventi dannosi derivanti dalla circolazione stradale e dell’aumentato costo sociale di 30 miliardi di euro l’anno, non correlano una adeguata interpretazione della norma che disciplina il delitto di omicidio con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale e, stabilendo pene non

congrue, costituiscono una ulteriore grave offesa nei confronti del dolore dei familiari per l’irreparabile perdita di valore umano subita a causa di un comportamento criminale alla guida. L’Aifvs prova sconcerto di fronte a sentenze che non riescono più ad interpretare le esigenze di giustizia della società civile e per contrastare il fenomeno di delegittimazione della giustizia pubblicherà un libro bianco che raccoglierà sentenze ingiuste e scritti in atti giudiziari intollerabili. La Aifvs chiede al Ministro della Giustizia di intervenire imponendo senso di responsabilità ai pubblici ministeri ed ai magistrati nelle pronunce contro la criminalità stradale, ed al Presidente del Consiglio di emanare senza ritardo un decreto legge che inasprisca le pene e riduca la distanza tra il minimo ed il massimo con riferimento all’articolo Omicidio Colposo 589 del codice penale, specialmente nei confronti di soggetti che guidano in modo azzardato e temerario e così garantisca subito la congruità della pena rispetto al bene giuridico costituzionalmente protetto della vita in tema di circolazione stradale.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni