Le parole dei pentiti, racchiuse nei verbali acquisiti nel corso dell’attività di indagine nell’inchiesta Jambo e Clan dei Casalesi, mettono in luce legami ed incontri tra amministratori locali e boss di camorra. In particolare il pentito Dario De Simone, ha raccontato i suoi stretti rapporti con il sindaco Michele Griffo: “Siamo cresciuti insieme.

Le nostre famiglie si frequentavano e addirittura mio padre era amico di suo padre. Nonostante questo, non ho mai utilizzato il mio carisma criminale per influenzare le scelte dell’amministrazione guidata dal Griffo, se non per due circostanze”. De Simone cita ben due episodi, uno riguarda la realizzazione del campo sportivo di Trentola Ducenta, l’altro invece un incontro tra Michele Griffo e l’ex boss Antonio Iovine, che in quella circostanza schiaffeggiò il primo cittadino. Il pentito riferisce: “Una volta, andai a protestare da Mario Iovine perché Antonio Iovine o’ ninno aveva preso a schiaffi Griffo a causa di un dissapore che era insorto tra Griffo e Carmine Iovine, buonanima e fratello del ‘ninno. La causa di questo dissidio ruotava intorno a dei lavori che Carmine Iovine aveva fatto a Trentola mi sembra che si trattava di lavori di costruzione di un collettore fognario”. Ancora più singolare l’episodio che riguarda la realizzazione dello stadio: “Una volta andai da Michele Griffo – afferma De Simone- e gli dissi testualmente Miché ma perché non vi decidete a completare questo campo sportivo, gli dissi questo in quanto io ero un buon giocatore di calcio. Griffo prima mi disse che non era possibile, poi in realtà, in poco meno di 24 ore, riuscì a far deliberare il completamento dei lavori. Però non ho mai fatto campagna elettorale per Griffo, anche perché non ne aveva bisogno, era l’unico a Trentola capace di fare politica, almeno fino al 1995 epoca in cui ero sul territorio”.

Anche Antonio Iovine ha riferito ai Pm della Dda di quando nel 1998-1999 convocò Griffo: “L’unico rapporto con l’amministrazione di Trentola Ducenta riguarda un terreno di mio zio Domenico Ciaramella, su cui c’era un vincolo ed io avevo interesse personale. Avrebbero infatti dovuto modificare la destinazione del terreno e renderlo edificabile. Mi rivolsi allora a mio cugino Paolo Caterino, conoscendo il suo rapporto con il sindaco Michele Griffo e gli chiesi di convocarlo per incontrarlo. Il sindaco non accettò il mio invito anche perché in passato lo avevo picchiato a seguito di un’offesa a mio fratello Carmine, all’epoca impegnato in lavori a Trentola Ducenta”. O’ Ninno continua: “Dopo qualche giorno, incontrando Michele Zagaria, venni a sapere che il Sindaco si era rivolto a lui a seguito della mia convocazione. Zagaria mi riferì che avrei potuto rivolgermi a lui senza contattare il sindaco e comunque si impegnò a verificare se il comune avrebbe potuto acquistare il terreno per realizzare degli alloggi pubblici nel caso in cui non fosse stato possibile svincolarlo.” L’ex boss precisa: “Zagaria nell’affrontare l’argomento, lo definì come una persona che faceva cosa gli veniva chiesto da lui e per tale motivo lamentò il fatto che io non mi ero rivolto a lui per risolvere il problema. Anche mio cugino Paolo Caterino, me lo indicava come un amministratore non rispettoso delle regole, definendolo un mariulo”.

Operazione Jambo: gli ultimi passi di Griffo prima di costituirsi e la caccia all’ex vigile urbano

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