Continua imperterrita l’attività casertana di appropriarsi di ciò che non gli appartiene né per diritto né per storia. Oltre seicento firme sono state raccolte per cambiare la denominazione della “Seconda Università di Napoli”, già non identificativa del territorio in cui sono insediate le sedi, nell’Università di Caserta “Luigi Vanvitelli”.
Caserta dimostra ancora una volta di non conoscere la storia dell’antica contea normanna, cercando di accaparrarsi il possibile in un nome di una provincia che non è mai di fatto esistita. La mancanza di un confronto, di una decisone condivisa e di una denominazione comune con l’eterogeneo territorio che la Provincia dovrebbe in teoria racchiudere, è l’ennesima dimostrazione che siamo di fronte ad un ente inutile.
Se da un lato dunque, è più che giusto che la SUN abbia un nome nuovo, che accomuni le facoltà dislocate sul territorio, dall’altro il nome “Caserta” si rivela estremamente riduttivo per le città di Aversa, Santa Maria Capua Vetere e Capua, che hanno una storia e un trascorso eccellente in ambito nazionale ed internazionale. Risulta così ridicola la volontà di svincolarsi da un provincialismo napoletano per rinchiudersi in un provincialismo casertano, riducendo importanti sedi della conoscenza in succursali o gregarie di un capofila autoproclamatosi. Se realmente si intende dare alla “SUN” un nome e un volto nuovo appare evidente che bisogna progredire e non regredire.
Ester Pizzo
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