Sabato è stata celebrata la ‘Giornata internazionale della libertà dell’informazione’ indetta dalle Nazioni Unite, una libertà che è messa continuamente in discussione anche in Italia, dove la classe politica, più volte ha cercato di introdurre misure restrittive alla libertà di stampa. L’Italia è l’unico paese dell’Ue dove i giornalisti rischiano di finire anche in carcere, emblematici sono stati i casi di Lino Jannuzzi e Stefano Surace.

A questo si aggiungono i casi di giornalisti che in Italia sono minacciati o uccisi dalle organizzazioni criminali. Oltre a quei tre – quattro nomi di “minacciati” che la stampa nazionale è solita ricordare, ce ne sono tanti altri che vengono censurati, bene ha fatto Lirio Abbate, il giornalista dell’Ansa di Palermo minacciato di morte dalla Mafia, che ha ricordato il rischio ed i drammi silenziosi di numerosi giornalisti locali che scrivono dei camorristi e dei mafiosi, che specie nelle piccole realtà, abitano a pochi passi da loro. Abbate ha ricordato i numerosi atti intimidatori che spesso si subiscono, il rischio che nel Sud corrono quei giornalisti, che senza avere alle spalle editori importanti, vengono pagati, in molti casi, solo 4-5 euro al pezzo. La stampa nazionale diffonde solo alcuni nomi, si tratta di gente che ha alle spalle editori importanti che hanno un prodotto da vendere, ed un marchio da pubblicizzare. Per questo nel nostro piccolo ricordiamo: Tina Palomba e Mimmo Palmiero, i giornalisti del Corriere di Caserta minacciati dal Clan dei Casalesi e Carlo Pascarella, nel mirino del Clan Lubrano.

Salvatore Pizzo