Le elezioni regionali della Sardegna, fissate per il 15 ed il 16 gennaio, sono la prossima possibilità che il mondo della scuola ha per far sentire le propria voce e punire i politici locali che non sono capaci di farsi sentire a Roma, con loro sono da punire anche i loro partiti. Il piano programmatico congiunto del Ministero dell’Economia e Ministero della Pubblica Istruzione prevede (a pagina 14),
prevede la soppressione nei prossimi tre anni di 84mila 431 posti di docente (di cui 20mila decisi dal precedente governo Prodi) e 44mila 500 di altro personale scolastico. In Sardegna, secondo stime sindacali, nel solo anno scolastico 2009/2010 sono complessivamente previsti 1849 posti in meno: 808 a Cagliari (di cui 218 non docenti), 307 a Nuoro (di cui 98 non docenti), 199 ad Oristano (di cui 48 non docenti), 534 a Sassari (di cui 152 non docenti), una catastrofe sociale che sembra non interessare alla politica locale, come se tutte queste famiglie ridotte sul lastrico fossero inesistenti. Una chance che il mondo della scuola ha per ritornare a pesare, il voto di queste famiglie dovrebbe essere subordinato alla revoca dei tagli.