“L’innaffiatore del cervello di Passannante”, la rappresentazione teatrale della vicenda dell’anarchico che attentò alla vita di Umberto I, andrà in scena per la prima volta al Teatro Verdi di Milano dal 22 gennaio al 1 febbraio. Lo spettacolo scritto, interpretato e diretto da Ulderico Pesce descrive ciò che avvenne nel 1878, quando Giovanni Passannante fu prima condannato a morte, poi la pena gli venne convertita in ergastolo, mentre sua madre e i suoi fratelli furono immediatamente internati nel manicomio di Aversa.
Passannante fu rinchiuso in una torre sull’isola d’Elba, in una cella senza finestre sotto il livello del mare dove fu isolato per dodici anni. Si ammalò, cominciò a cibarsi dei propri escrementi. Anni dopo fu trasferito in un manicomio criminale dove morì nel 1910. Grazie alle teorie del Lombroso al cadavere fu tagliata la testa, il cranio e il cervello furono trasferiti nel Museo Criminologico di Roma dove sono stati esposti fino al 10 maggio 2007, per essere “ammirati” pagando due euro. Grazie allo spettacolo e al sostegno di pubblico e artisti, finalmente la battaglia per la sepoltura dei resti di Giovanni Passannante nel maggio del 2007 è stata vinta e gli è stata data degna sepoltura nel cimitero di Savoia di Lucania.

Breve cenno storico Passannante: nato a Salvia (paese poi ribattezzato come riparazione dell’attentato subito “Savoia di Lucania”) il 19 febbraio 1849, cuoco e un autodidatta. Ha letto la Bibbia e gli scritti di Mazzini e Garibaldi. A 22 anni si dichiara anarchico e propugna la Repubblica universale dove gli anziani abbiano diritto a una pensione e le donne a un assegno di maternità. Il 17 novembre 1878 aggredisce con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, re Umberto I in visita a Napoli. Giovanni viene arrestato, torturato con ferri ardenti. Sua madre e i fratelli sono presi e chiusi nel manicomio criminale di Aversa. Tutti i Passannante scappano dal paese. Il processo all’anarchico si svolge a Napoli, in un’aula gremita che sembra un teatro, con i posti numerati e le signore con il binocolo per vedere “il mostro”. È condannato al patibolo, poi al carcere a vita. Che sconta nella torre della Linguella sull’isola d’Elba. Vi arriva che ha 29 anni, è una larva (a Napoli ha perso 20 chili) e lui, che è alto un metro e 60, viene chiuso in una cella di due metri per uno, alta uno e 50, posta sotto al livello del mare. Se ne sta per oltre dieci anni al buio. Ai piedi gli serrano una catena con una palla di 18 chili. Non può incontrare esseri umani. Diventerà cieco, si ammalerà di scorbuto e, ridotto alla fame, sarà costretto a mangiare i propri escrementi. Solo la tenacia di un deputato socialista, Agostino Bertani, lo farà trasferire nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà a 61 anni nel 1910. Oggetto di studi lombrosiani, Passannante viene decapitato, il cranio trapanato, il cervello e il corpo, “non degno di sepoltura”, dato in pasto a cani e porci. Dal 1936 i resti e gli scritti dell’anarchico sono stati trasferiti nel Museo criminologico di Roma dove sono rimasti esposti al pubblico fino al 10 maggio del 2007.

 
 

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