Caro direttore,

nei giorni scorsi Tina Palomba, una giornalista molto autorevole nel campo della cronaca nera e della cronaca giudiziaria, in un articolo apparso su di un giornale che non è del nostro territorio ma del casertano, il Corriere di Caserta, dando notizia in merito di una delle tante vicende di criminalità di cui la nostra zona è afflitta, ci ha creato non pochi interrogativi. L’articolo con molta precisione, che è propria di chi tratta argomenti scottanti, parlava di un’importante realtà economica del nostro territorio che ha un rilievo non solo in Italia ma anche all’estero, la criminalità tenterebbe di condizionarne l’andamento taglieggiando ed intimidendo coloro che vi operano.

Un classico, lo stato in questi casi è chiamato a proteggere, eppure leggendo l’articolo di Tina Palomba, che ha sicuramente delle buone fonti in Procura e Questura, si paventerebbe un provvedimento del Prefetto che d’autorità chiuderebbe quest’attività che è al centro di un indotto enorme che dà lavoro a decine di famiglie. (Non facciamo il nome di questa realtà, perchè non vogliamo fare del terrorismo psicologico). Noi riteniamo che sarebbe grave se il Prefetto decidesse di colpire qualcuno o qualcosa, chiudendone l’attività, solo perché vittima della criminalità. Un provvedimento di questo tipo chiamerebbe in causa in maniera diretta il Ministro degli Interni, la gente va protetta e tutelata e non punita perché vittima della criminalità. Aversa in certi aspetti ha una valenza internazionale e chi pensa certe cose non sembra essere adatto ai grandi scenari, ne andrebbe valutata la compatibilità ambientale e destinato in una realtà meno rilevante, non si possono pensare provvedimenti di ordine pubblico volti non a tutelare ma a creare bagarre. Nel caso si verificasse un’eventualità paventata nell’articolo di Tina Palomba, il dibattito non potrebbe non travolgere la politica che conta, va combattuta la criminalità non arrivare all’assurdità di punire le vittime. Disinti saluti

Un gruppo di aversani