50mila famiglie sul lastrico, tutto come se nulla fosse

L’ippica italiana sta vivendo la più drammatica crisi della sua storia: è giunta al tredicesimo giorno di fermo totale di tutte le attività, che tra l’altro hanno portato alla cancellazione di ben 11 gran premi cancellati. Il Comitato di crisi che le categorie interessate hanno costituito e dove i sindacati tradizionali poco o nulla contano, ha avviato lo sciopero ad oltranza, tutto a causa della progressiva riduzione del montepremi da assegnare alle corse.Si tratta di un settore che grazie agli introiti delle scommesse non grava sul bilancio dello stato, anzi fornisce introiti sostanziosi, ma i prelievi statali si sono fatti insostenibili per tutta la filiera, che per quanto riguarda il settore scommesse è gestita dal Ministero delle Finanze e per quanto riguarda il settore allevamento e corse rientra nel comparto politiche agricole, attraverso un ente specifico l’Unione Nazionale Incremento Razze Equine (Unire). L’ippica in Italia dà lavoro a circa 50mila famiglie, un numero enorme. Nei giorni scorsi i rappresentanti hanno incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, ma la richiesta di riduzione del prelievo fiscale sulle scommesse ippiche non ha dato esiti positivi ed il blocco continua, addirittura nell’ambiente si è diffusa la notizia che prossimamente si prevede un ulteriore aumento del prelievo, e in tutta Italia si sono diffuse anche le proteste spontanee. Venerdì ci sono stati blocchi autostradali che hanno creato file chilometriche sull’A14 all’altezza di Cesena e di Loreto. A Napoli gli operatori, con al seguito anche dei cavalli, hanno bloccato per circa un’ora lo svincolo di Agnano della tangenziale. Un’altra manifestazione si terrà nei prossimi giorni anche a Palermo. La crisi si sta facendo sentire anche nell’Aversano, ad Aversa c’è il “Cirigliano” il secondo ippodromo italiano per movimento di scommesse che dà lavoro a decine di persone.
 

Salvatore Pizzo