Dal 6 al 9 settembre una delegazione dell’Associazione italiana allevatori della specie bufalina (Anasb) è stata presente a Medellin, in Colombia, in occasione del 3° Simposio sui bufali delle Americhe che si è tenuto in coincidenza con il 2° Convegno sul bufalo d’Europa e delle Americhe La manifestazione sudamericana, organizzata quest’anno dall’Associazione colombiana allevatori bufalini, precede l’VIII Congresso Mondiale del Bufalo che si terrà dal 20 al 23 ottobre 2007,

forse nel casertano anche se in quell’area territoriale la Bufala e poco diffusa rispetto alla zona Aversana, e che sarà organizzata dall’International Buffalo Federation e dall’Ansb. Al ritorno dalla Colombia, il presidente Anasb Raffaele Garofano ha dichiarato: ”L’esperienza colombiana ci pone di fronte ad un grande mutamento su base storica dell’allevamento bufalino, che è in crescita ovunque nel mondo, una crescita della quale l’Italia è parte”. Oggi il 13% degli allevamenti di bovini è composto da capi bufalini, contro il 7% di 50 anni fa. “E nelle regioni tropicali e subtropicali il bufalo sta attraversando una fase di forte espansione, legata alla buona adattabilità di questo animale a questi climi, sia dal punto di vista delle performance produttive che riproduttive – sottolinea Garofalo. Non è stata osservata solo una crescita quantitativa : ”Nei paesi sud americani, Colombia in testa, il rafforzamento dell’allevamento del bufalo è legato a precise politiche di quei paesi, che esportano carne e latte per la fabbricazione di dolciumi verso gli USA – dice Garofalo, che aggiunge – sono realtà ricche di terra, con costi comparati bassi rispetto a quelli europei, e che si sta già orientando verso la mozzarella.” La controffensiva del mondo allevatoriale italiano è possibile:” Non si può dormire sugli allori, è necessario accelerare i processi di innovazione di prodotto legati alla filiera bufalina in Italia, con carne e altri prodotti del latte, e al tempo stesso occorre continuare a rafforzare il prodotto dop – asserisce Garofalo. L’eccellenza italiana raggiunta nella genetica e nella mozzarella dop da sola non basta e la buona volontà degli imprenditori neppure: ”Occorre rafforzare le infrastrutture agricole e le politiche agricole nazionali senza le quali diventa difficile operare in un contesto competitivo globale – ricorda Garofalo – che aggiunge – ci auguriamo che il recente viaggio in Cina anche dei responsabili delle politiche agricole regionali del mezzogiorno abbia contribuito ad una crescita culturale su quelli che sono i possibili nuovi scenari competitivi nei quali poter collocare i prodotti delle nostre aziende”. Sarà pur vero, ma nella zona aversana vediamo che le classi dirigenti politiche locali, produttori e amministratori, non sono in grado di costruirsi un immagine tale per promuovere le eccellenze del food aversano nel mondo

Di red