Mentre la politica italiana fa chiacchiere parlando di efficienza della scuola, in molte regioni un numero elevato di insegnanti non percepisce lo stipendio da più di due mesi. Se si fosse trattato di un’altra categoria il problema sarebbe stato al centro del dibattito politico, ma siccome gli insegnanti sono una categoria non abituata a compiere iniziative clamorose per farsi rispettare, ed essendo poco avvezzi a far valere il proprio peso in sede politica, non recano un eccessivo timore, così la bancarotta della scuola si sta consumando in silenzio.
Rispetto a questa catastrofe la quasi totalità degli interessati ha espresso il proprio disappunto solo verbalmente, non ha formalizzato alcunché allamministrazione insolvente, di fronte ad una violazione del contratto così palese, ci vuole il coraggio di iniziare ad agire in sede legale con lobiettivo di arrivare al sequestro dei beni mobili ed immobili delle scuole. Gli interessati devono trovare il coraggio di farlo da soli senza affidarsi al sindacalista di turno, basta rivolgersi ad un avvocato, in gioco non cè solo lo stipendio ma anche il ristoro dei danni patiti. Solo così il Paese si accorgerebbe di cosa succede, bisogna far capire che il diritto allo studio purtroppo non è pi una garanzia. Rispetto a certa utenza (genitori) ed a certi dirigenti scolastici, che giustamente pretendono il massimo, bisogna iniziare quantomeno ad opporre unapplicazione scrupolosa del contratto, non bisogna fare nulla in più di quello che è previsto, è lora di iniziare a dire basta. Un professionista che fa valere poco il proprio lavoro, anche sotto il profilo economico perde prestigio, lo sanno bene gli ordini professionali che sanzionano i propri iscritti che compiono prestazioni senza percepire il compenso, il professionista insegnante si fa chiamare spesso per nome dai suoi utenti nemmeno per titolo, in quale altra amministrazione dello stato i pubblici ufficiali incaricati si comportano così? I più penalizzati sono i docenti chiamati per le supplenze, loro sono pagati direttamente dagli istituti scolastici che hanno le casse vuote per pagare gli stipendi. In questi giorni per trovare una soluzione al dramma, ci sono state anche delle proposte dei sindacati di categoria che chiedono al governo di: autorizzare subito gli uffici scolastici provinciali all’invio tutti i fondi delle contabilità speciali, anche se hanno finalità diverse; accreditare subito i finanziamenti in conto resti dellanno 2006; sollecitare le scuole alle anticipazioni di cassa, dando loro assicurazione che nellassegnare i prossimi fondi per le supplenze, si terrà conto delle maggiori spese dovute agli interessi passivi. Infatti, il gestore del servizio di cassa (posta/ banca), su richiesta del dirigente scolastico e su deliberazione del consiglio d’istituto può pagare le retribuzioni del personale con contratto a tempo determinato in servizio presso l’istituzione scolastica nel limite massimo di due mensilità anche se sul conto corrente dell’istituzione scolastica non ci sono i fondi disponibili (art. 6 convenzione di cassa). Questutima soluzione (tampone) devessere rivendicata con forza dagli interessati, laddove non la si attui si inizino a fare anche le denunce penali. (nella foto il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni)
Salvatore Pizzo