E forse finita lemergenza, ma la situazione del settore calzaturiero rimane preoccupante, soprattutto in relazione alla forte competizione della produzione asiatica sia sul mercato nazionale che su quelli internazionali. Sono queste le principali conclusioni dellindagine congiunturale dellUfficio Studi di ANCI, lAssociazione Nazionale Calzaturifici Italiani, su un campione di aziende associate. Nei primi 9 mesi 2006 si legge nella nota di ANCI – si conferma il trend generale emerso nella rilevazione sul primo semestre:
il 2006 si può definire un anno di transizione in cui, pur in presenza di dinamiche nel complesso ancora non positive, le spinte marcatamente negative tendono ad esaurirsi, o quantomeno affievolirsi, mentre alcuni segnali di potenziale inversione di tendenza iniziano ad emergere. Il cambiamento in positivo, tuttavia, non sembra ancora essere di unintensità tale da modificare il ciclo congiunturale né da incidere significativamente sui conti delle aziende, messi sotto pressione ormai da diversi periodi. Purtroppo non siamo di fronte a cambiamenti strutturali – spiega Rossano Soldini, presidente di ANCI – anche se la negatività del ciclo economico sembra essere diminuita. I problemi del settore però rimangono, come rimane la competizione sleale di Paesi che continuano ad applicare politiche di dumping più o meno evidenti, siano queste valutarie, sociali o ambientali. La produzione nei primi 9 mesi del 2006 si è ridotta nel complesso del 2,3% in quantità, rispetto allanalogo periodo 2005, ed è rimasta sostanzialmente stabile in valore (-0,2%). E ancora presto, quindi, per parlare di inversione di tendenza, come dimostra il fatto che lintonazione meno negativa di alcuni indicatori non è ancora generalizzabile a tutte le produzioni e a tutte le aziende: se da un lato circa il 35% delle imprese intervistate ha dichiarato di aver registrato una ripresa nei volumi di vendita, sono poco meno del 40% le imprese che, al contrario, dicono di aver subito una contrazione. Del resto, anche i dati non campionari dellISTAT riferiti al commercio con lestero del settore disegnano un quadro sostanzialmente identico a quanto rilevato dallindagine sulle aziende associate: nei primi 8 mesi dellanno, infatti, linterscambio registra un rallentamento della dinamica negativa. Dopo le pesanti flessioni del 2005, nel periodo gennaio/agosto lexport italiano ha subito un calo del 3,3% in volume, accompagnato però da un incremento del 3,7% in valore. La fase di transizione del mercato è confermata dalla forte polarizzazione degli andamenti: mentre i mercati più importanti segnano ancora il passo, risultati più incoraggianti arrivano da altri paesi clienti. In effetti, i quattro principali mercati di riferimento segnalano contrazioni preoccupanti: -13,4% in quantità la Germania, -7,3% la Francia, -10,5% gli Stati Uniti e -8,5% il Regno Unito. Sono invece Svizzera (+5,2%) e Grecia (+8,1%), ma soprattutto Spagna (+22,6%) e Russia (+10,7%) ad essere interessate da significativi incrementi in volume che trovano corrispondenza altrettanto importante nelle variazioni in valore. Sul fronte dei consumi interni si conferma il trend stagnante che ha caratterizzato gli ultimi anni. I tassi di crescita dei primi otto mesi dellanno (+0,5% in quantità e +0,9% in termini di spesa) sembrano indicare più un riassortimento, necessario dopo diversi periodi di acquisti rimandati, piuttosto che una vera e propria inversione di tendenza del mercato. Nonostante una domanda interna così debole precisa il presidente Soldini – rimane immutata la forte pressione sul fronte delle importazioni, che aumentano anche nei primi otto mesi del 2006 dell11,8% in quantità e dell11,1% in valore. E ancora forte la crescita dei paesi del Far East ed in particolare della Cina che vede crescere le proprie esportazioni in Italia del 17,6%, ma con tassi che arrivano al 21% per le sole scarpe in pelle. Malgrado il peso della pressione competitiva, il settore calzaturiero ha registrato un saldo commerciale attivo per circa 2,2 miliardi di euro nel periodo gennaio-agosto 2006. Abbiamo ottenuto unimportante vittoria sul fronte politico – continua il presidente di ANCI – con ladozione di dazi antidumping per le importazioni di calzature in pelle da Cina e Vietnam, in quanto è stato riconosciuto in modo ufficiale il danno provocato dalla competizione asimmetrica e iniqua di questi paesi nei confronti della produzione europea ed italiana. Tuttavia molta strada è ancora da fare per ristabilire condizioni di scambio più eque e mi riferisco in particolare allobbligatorietà del marchio di origine verso la quale stiamo sensibilizzando, con diverse iniziative, i governi europei. Nei prossimi mesi il tono congiunturale non pare destinato a mutare: la raccolta ordini delle aziende del campione di ANCI tra settembre e novembre 2006 risulta moderatamente positiva (+0,5% in quantità) anche se, scomputando i riordini, è probabile che tale dato complessivo si riduca. E soprattutto il mercato domestico a trainare la crescita mentre preoccupazione destano alcuni tra i principali mercati esteri come Usa e Germania. Continuiamo a pagare un prezzo altissimo – chiarisce Rossano Soldini – per questa situazione di competizione sleale: La filiera pelle (calzaturifici + componentistica + concerie + pelletterie) ha perso in Italia nei primi 9 mesi 2006, 387 aziende (-1,6% rispetto al consuntivo 2005). Un dato che rimane preoccupante nonostante il saldo negativo tra nuove imprese e aziende cessate sia risultato più contenuto nel terzo trimestre dellanno. Complessivamente, quindi, il settore sta vivendo un momento di transizione da una situazione di profonda difficoltà congiunturale ad una di parziale riequilibrio dei principali indicatori, anche se la velocità e lintensità con cui le imprese assorbono questa nuova tendenza positiva differisce in modo sensibile. Si assiste ad una polarizzazione delle situazioni: una quota non trascurabile di aziende evidenzia volumi in crescita, migliora la penetrazione dei mercati esteri e realizza politiche meno restrittive di prezzo, mentre unaltra altrettanto significativa percentuale di imprese subisce ancora arretramenti nei livelli produttivi. La sfida per il prossimo futuro è duplice – conclude Soldini perché, se da un lato occorre consolidare la ripresa per le imprese che hanno già intrapreso i percorsi virtuosi di cambiamento, dallaltro occorre cercare di intercettare le opportunità che si vanno presentando, anche e soprattutto attraverso ulteriori significativi investimenti sul prodotto e sul marchio. Una sfida che ANCI sta supportando con numerose iniziative commerciali allestero e azioni di difesa per un mercato più equo e trasparente.