All’Isola Polvese, sul Lago Trasimeno, si è recentemente svolto l’ormai tradizionale appuntamento del Campo Antiimperialista. All’ordine del c’era il sostegno a diversi movimenti, dalla Somalia delle Corti islamiche, ad Hamas, (il Campo Antiimperialista sostiene un unico Stato su tutta la Palestina storica: se il diritto internazionale venisse davvero applicato, infatti, anche con il ritorno dei profughi arabi, democraticamente quelle popolazioni si autodeterminerebbero, definendo il proprio territorio Palestina, appunto) ed Hezbollah, al supporto al venezuelano Chavez allo sforzo per unire i vari elementi delle Resistenze irakena ed afghana.
E stato evidenziato quanto il sostegno al popolo irakeno e ad Ahmadinejad sia necessario, ma non possa per questo fare ignorare la necessità di una critica sia alla tattica iraniana di operare con proprie milizie all’interno dell’Iraq, in nome del sostegno alla popolazione irakena sciita (comportamento che però, nei fatti, rende meno difficile l’occupazione U.S.A.), che alla propensione di molti irakeni di diffidare spesso più di Teheran che di Washington. Si tratta, infatti, di un lascito non solo della logorante guerra Iran-Iraq (1980-1988), ma anche di una questione storica più radicata, in quanto le terre di confine tra Iran e Iraq sono da oltre mille anni territori zone di attrito tra la civiltà persiana e quella araba. Un’altra questione chiave discussa al Campo è stato il no espresso dai relatori alla missione multinazionale in Libano: rifiuto motivato dall’analisi che tale azione possa servire a fare riuscire a quei militari ciò che ad Israele non è riuscito, cioè il disarmo di Hezbollah. Certo, Hezbollah per evitare una continua aggressione israeliana, ha accettato la missione internazionale, ma da parte degli esponenti del Campo è stato evidenziato che, mentre il Libano è un Paese oppresso dall’imperialismo, tocchi invece proprio a chi viva in Paesi che siano nel cuore dell’imperialismo fare opposizione a questo riguardo. Lo stesso movimento sciita Hezbollah ha sempre rifiutato, considerandola pericolosa per la stessa autodifesa del Libano, l’imposizione del disarmo. Tra i relatori intervenuti sulle varie questioni c’erano sia esponenti del Campo Antiimperialista, sia di altri movimenti affini: in particolare sono da ricordare gli interventi di Moreno Pasquinelli, di Leonardo Mazzei, membro del Campo e portavoce della sezione italiana del Comitato Iraq Libero, di Marino Badiale (che con il suo libro critica in particolare la tendenza all’accettazione della cooptazione di una sinistra sedicente radicale), di Roberto Massari, editore delle omonime edizioni, del messicano Miguel Martinez, del gruppo Legittima Difesa, con un ruolo fondamentale nella Islamic Anti-Defamation League (I.A.D.L.). Di una serie di risposte concrete che contrastino pregiudizi anti-islamici c’era bisogno: basti pensare che, attorno all’epoca della Guerra del Golfo, L’Europeo potette uscire con questo titolo: "Nel Corano è scritto: «Uccidere un curdo non è peccato», mentre tale frase non è affatto parte del Corano…si trattava invece di un’affermazione attribuita a Khomeini dai suoi nemici, con l’intenzione di screditarlo. Erano presenti anche elettori dei Comunisti Italiani, di Rifondazione Comunista ma in dissenso rispetto alla Linea di Bertinotti, c’era chi veniva dai Comitati di Appoggio Alla Resistenza-Per il Comunismo (C.A.R.C.), chi apparteneva in realtà alla destra radicale ed era presente per una condivisione di una linea antisionista, per un’Italia ed un’Europa al di fuori della N.A.T.O., per una politica contraria alle guerre unilaterali, per una particolare attenzione a favore della natura… [la posizione ufficiale del Campo Antiimperialista è di non collaborazione con l’estrema destra]. Il Campo è stato demonizzato proprio con l’accusa di avere creato un connubio con elementi di estrema destra, con una sinergia che avrebbe unito il peggio (secondo alcuni) dei due schieramenti. Si è trattato di un allarmismo creato in modo artificiale, demonizzando una serie di elementi di altra natura: tra questi ci sono stati l’adesione al Campo Antiimperialista della componente comunitarista, in parte formata da ex fascisti, della pubblicazione di un necrologio sulla rivista Voce Operaia del Campo nei confronti di un sindacalista missino della Cisnal morto in circostanze molto tristi, dell’adesione della giornalista e studiosa Alessandra Colla ad un incontro a Roma promosso dal Campo, e dalla pubblicazione di alcuni suoi scritti su Praxis [rivista un tempo legata al Campo]. Forte è stato inoltre l’intervento al Campo del rabbino Moshè Friedman, membro del Gruppo dei Neturei Karta, ebrei contrari allo Stato ebraico. D’altra parte, Friedman non è certo l’unica persona di origine ebraica ad esprimere opinioni di questo tipo: basti pensare, per fare un solo esempio, all’inglese Gilad Atzom (il quale è invece un ex ebreo), che si è espresso più volte contro il sionismo, ad esempio con questa dichiarazione: Conosco i sionisti, penso che costituiscano la più grande minaccia alla pace mondiale, sostengo che sono criminali di guerra, li combatto e cerco di contribuire al loro fallimento. Scrivo su di loro, compongo della musica contro di loro, ma conosco la loro logica. Conosco i loro trucchi e so esattamente dove stanno puntando e faccio del mio meglio per fermarli.
Antonella Ricciardi