La Procura generale di Napoli ha chiesto alla Corte d’Appello partenopea di infliggere 3 anni all’imprenditore parmense Aldo Bazzini. La ridiscussione della sua posizione, si è resa necessaria dopo che la Cassazione ha rinviato nuovamente gli atti ai giudici d’appello, perché non è stato ritenuta sussistente la contestazione che l’imprenditore parmense avesse un vincolo associativo con il Clan dei Casalesi.
La vicenda relativa alla condanna di Bazzini ha fatto scalpore, si tratta del primo imprenditore del Nord italia coinvolto in vicende di Camorra. La sentenza cassata era di tre anni e quattro mesi. Bazzini secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è stato uno dei punti di riferimento dei Casalesi in Emilia. Nel processo relativo agli affari dei Casalesi a Parma era imputato anche il fratello del superboss Michele Zagaria, ma per un difetto di notifica la posizione di Pasquale Zagaria detto “Bin Laden” è stata stralciata. Lui prima della decisione della Cassazione, per i fatti di Parma aveva avuto 8 anni e 10 mesi. Per altri due imputati, Michele Fontana e Michele Barone, il Pm ha chiesto 6 anni e 6 mesi ciascuno, anche la loro posizione insieme a quella di Bazzini e Zagaria fu oggetto del rinvio alla Corte d’Appello. I collegamenti con Parma, sono apparsi ancor più evidenti quando dopo l’arresto di Michele Zagaria, in casa del padre del boss, è stato sequestrato un assegno di 147mila euro intestato alla Ducato Immobiliare, una delle aziende controllate da Bazzini. La sentenza dovrebbe essere emessa il 27 marzo.
Salvatore Pizzo
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