“Delicati equilibri di politica economica internazionale hanno probabilmente indotto l’Unione Europea ad esprimere parere positivo all’importazione di polli statunitensi, i cosiddetti “polli alla varechina” le cui carni venivano trattate con il cloro, operazione vietata dalla Comunità Europea fin dal 1997”. La denuncia arriva da uno massimi rappresentanti del mondo agroalimentare italiano, Fabio Massimo Cantarelli (nella foto), Presidente del Consorzio Agrario di Parma.

La polemica, che da alcune settimane corre a riguardo, prende le mosse da due considerazioni di tipo salutistico, in primo luogo l’ingestione di prodotti chimici può generare danni alla salute del consumatore, in secondo luogo, l’utilizzo del cloro può agevolare il formarsi di ceppi di batteri resistenti alla sostanza chimica. Quando si parla di polli ci si riferisce ad un comparto che, per quanto concerne l’Italia, è autosufficiente rispetto ai consumi interni e esprime un fatturato di 3,5 milioni di euro pari al 6,5% della PLV agricola nazionale (fonte Coldiretti) e che coinvolge oltre 5.000 allevamenti, quasi 200 macelli, oltre 500 imprese di lavorazione con l’impiego di circa 180.000 addetti. “A pochi mesi dalla grottesca montatura mediatica suscitata dall’infezione aviaria – sottolinea Cantarelli – non era privo di importanza che la Commissione Europea prendesse posizione. E lo ha fatto con una proposta che presenta luci ed ombre. Ombre perché consente comunque l’importazione di queste carni nonostante l’introduzione di alcune precauzioni che dovranno essere osservate dai paesi esportatori di carni bianche.” Tra le forme di cautela adottate e che comunque non risolvono completamente il problema di natura ambientale e salutistico, vi è l’obbligo di fare uso di una sola sostanza a base di Cloro per il lavaggio di decontaminazione imponendo quindi il divieto di fare uso di miscugli di diverse sostanze clorurate, l’obbligo del lavaggio con acqua potabile dopo il trattamento al cloro e infine, ma non ultimo per importanza, l’uso di etichette in cui si precisa che il prodotto è stato decontaminato con il cloro. “E’ su quest’ultima precauzione che va concentrata la nostra attenzione”, dice Cantarelli “ancora una volta l’etichetta diventa il fulcro di una serie di interessi che vanno dai produttori ai consumatori, accomunati in questa vicenda, come in altre in materia di etichettatura, da un unico interesse: leggibilità e completezza. L’ obbligatorietà dell’etichetta rappresenta infatti una sicura garanzia non solo per i consumatori che devono sapere di cosa si nutrono, ma anche per i produttori che grazie all’etichetta vedono premiata la qualità del loro processo produttivo e la serietà della loro produzione”.

Di sp