Adesso la campagna elettorale è finita, non corriamo il rischio di apparire schierati con gli uni o con gli altri, quindi in assoluta equidistanza dobbiamo dare a “Cesare quel che è di Cesare”. Tutti questi tizi che dalle nostre parti si sono candidati per occupare un posto in parlamento si sono ben guardati di parlare della questione aversana, del riconoscimento dell’esistenza di una Provincia di Aversa, e del bisogno di codificare questa entità, che di fatto già esiste nella cultura del popolo, nelle leggi di questa Repubblica.

Tutti hanno dimostrato di essere filo casertani, anche quei candidati locali che si sono sempre lavati la bocca di essere vicini alla causa della questione dell’autoderminazione del nostro popolo, che da decenni è costretto a subire questa casertanizzazione dilagante, che ogni giorno diventa sempre più offensiva e penetrante. Hanno sempre parlato della Provincia di Aversa, tranne quando c’era veramente bisogno di coinvolgere ancor di più la politica (pseudo tale) nel vero sentimento del popolo costretto a subire quest’occupazione strisciante. L’unico che è arrivato alla periferia dell’impero, dove i candidati sono solo dei portatori d’acqua o poco più, ed ha parlato della Provincia di Aversa è stato il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, zitti tutti gli altri. Con il loro silenzio hanno dimostrato tutta lo loro casertanità, non hanno il coraggio di schierarsi in contrapposizione con la loro amata Caserta. Forse non a caso, quando l’ex Pm di Mani Pulite ha parlato dal palco del Vittoria c’erano anche hanno i due massimi esponenti del comitato per l’istituzione della provincia normanna, Raffaele Maisto e Domenico Cagnazzo, che sia nata una sinergia tra loro non lo sappiamo, ma questo dimostra che non è tutto oro quello che luce, tutti vogliono la Provincia di Aversa ma quando c’è da guardare negli occhi la gente scappano, onore ad Antonio Di Pietro da Montenero di Bisaccia.

Salvatore Pizzo