Raffaele Sardo, l’autore de “La Bestia” (ed. Melampo) è stato tra gli autori invitati alla rassegna “I Sapori del giallo”, che si è svolta a Langhirano (Parma), nel cui ambito è stato assegnato il Terzo Premio giornalismo d’inchiesta Marco Nozza, che quest’anno è andato a Roberto Scardova autore di “Carte false, l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Krovatin (ed. Verdenero).
Sardo, nel suo intervento davanti al pubblico parmense, ha tratteggiato il contesto in cui i fatti descritti in “La Bestia” sono avvenuti, il direttore di quello che fu il primo quotidiano dell’Aversano “Lo Spettro”, ha parlato dell’evoluzione del Clan dei Casalesi partendo dagli anni 80’, fino ad arrivare alla cronaca di questi giorni, che è fatta anche di elementi positivi, infatti sono stati consistenti i colpi che negli ultimi tempi lo Stato è finalmente riuscito ad assestare alla feroce organizzazione criminale. Tempi fortunatamente diversi dall’epoca in cui fu ucciso Salvatore Nuvoletta, carabiniere assassinato dalla piovra, la cui vita negli anni ’80 fu “venduta” alla Camorra da un altro militare colluso. Sardo nel suo libro descrive anche altre storie. quella di Federico Del Prete, sindacalista che rappresentava i venditori ambulanti, assassinato nel 2002, fu ucciso nel suo ufficio a Casal di Principe per aver denunciato il racket imposto agli operatori commerciali nei mercati. Nel libero viene descritta anche l’humus criminale nel quale maturò, nel 1983, l’uccisione di Franco Imposimato, fratello del giudice Ferdinando, assassinato per volere di Cosa Nostra, un omicidio che rappresenta in maniera chiara il livello di rapporti tra la Camorra nostrana e le cosche siciliane. La storia di un altro morto di Camorra, descritta da Raffaele Sardo, è quella di Alberto Varone, titolare di un negozio di mobili, ucciso per essersi “permesso” di rivolgere un rifiuto ad un boss interessato a rilevare la sua attività. In una carrellata di questo genere, Raffaele Sardo non poteva non ricordare anche don Giuseppe Diana, il sacerdote assassinato a Casal di Principe il 19 marzo del 1994, in un passaggio del suo intervento a Langhirano, ha detto che un giornale locale all’epoca scrisse che il parroco ucciso dalla Camorra fosse coinvolto in storie di armi e droga, su questo punto dissentiamo rispetto alle critiche, va anche detto che quegli articoli del Corriere di Caserta, furono posti al pubblico con un metodo trash che è notoriamente nello stile di un certo direttore di giornali, il quale ancor oggi opera in loco (ma non più in quella testata), il cui modus operandi è sicuramente discutibile, anzi censurabile quindi da contrastare, ma essi tutto sono tranne che elaborati per sostenere linee vicine alla malavita. Quelle storie di donne e armi, furono ipotesi investigative, poi ovviamente non suffragate da riscontri, relative alle fasi iniziali delle indagini, e successivamente riprese in fase processuale in qualche deposizione. Parliamo di cronaca giudiziaria, sparata a dismisura per recuperare qualche lettore sulla base del sensazionalismo. Questo è l’equivoco. Il giornalista – scrittore ponendo l’indice sul grado di permeazione della criminalità nella nostra quotidianità, ha anche ricordato che certi comportamenti sono percepiti talvolta come se fossero normali, tanto che ognuno di noi riconoscendo, anche inconsciamente, l’autorità dell’antistato è un “portatore sano di camorra”.
Salvatore Pizzo

Raffaele Sardo – La bestia
162 pag., 15,00 € – Edizioni Melampo 2008

L’autore

Giornalista, laureato in scienze della comunicazione, originario di Carinaro (Aversa). Attualmente collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha pubblicato Nogaro. Un vescovo di frontiera per Alfredo Guida Editore (1997) ed È marzo, la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo per Edizioni Università per la legalità e lo sviluppo di Casal di Principe (2004). E’ stato direttore de “Lo Spettro”, prima periodico poi quotidiano.