Quella sera di 19 anni fa a Casal di Principe dal piombo dei killer della camorra che fecero fuoco all’interno di una chiesa ammazzandone il parroco, don Giuseppe Diana, scoccò una scintilla che nel corso degli anni ha fatto attecchire il fuoco della riscossa. Casal di Principe, che pure abituata ad essere insanguinata come tutte le zone di guerra di questo mondo lo sono, di fronte alla violazione dell’ultimo tabù:
la chiesa, scese in piazza come mai aveva fatto prima di quella maledetta sera. Da allora i semi resistenti dei liberandi e delle liberandi, come lo sono quelli di LIBERA l’associazione guidata da don Ciotti, hanno sottratto (e non solo metaforicamente) tante fertili terre alle scorie tossiche della camorra. Nel frattempo lo strisciare dei tentacoli della piovra ha varcato comodamente i confini nazionali, ciò dopo aver avvolto tutto lo stivale grazie all’humus favorevole trovato in alcuni ambienti di quel settentrione in cui ancora adesso si continua, spesso, a negare l’evidenza. Le fauci di tanti sciacalli (settentrionali) inghiottono con voracità continua i soldi intrisi di sangue e sudore di tanta gente onesta delle nostre zone, taglieggiata e coartata dalle mafie che hanno trovato buoni custodi in quel settentrione probo ed onesto. Eppure lì smacchiano le banconote, ripulendole dal sangue di cui ancora grondano quando arrivano là.
L’altra sera essere dopo 19 anni nel centro della chicchissima Parma, che è ancora tale nonostante gli olezzi nauseabondi che in questi ultimi anni si sono sprigionati dalle sue viscere, faceva uno strano effetto sentire una voce alta, dal classico accento casalese di un uomo determinato, che ricordava a lor signori di essere stati troppo spesso distratti.
Renato Natale, l’ex sindaco di Casal di Principe, ha spiegato loro che nessuno si è accorto della resistenza silenziosa che i tanti don Diana hanno portato avanti pagando con la vita il loro tributo alla libertà, mentre i pacifisti di ogni sorta manifestavano nelle piazze rivendicando la libertà di popoli lontani, nessuno voleva accorgersi di quello che avveniva nella zona aversana, occupata militarmente dal Clan dei Casalesi. Fino ad oggi è toccato a noi subire, ma un domani il problema potrebbe diventare dei figli della gente del Nord: in zone come quella parmense per adesso dalla zona aversana sono arrivate solo vagonate di quattrini, soldi che sono stati investiti grazie ai complici locali in attività lecite, ma prima o poi questo turbinio di finta ricchezza scatenerà conflitti che la camorra risolve con un’unica modalità: uccidere.
Salvatore Pizzo
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