Rifiuti tossici, rifiuti industriali, lastre di amianto, mobili, residui di elettrodomestici, materiali di risulta insieme a spazzatura ordinaria dispersi nel terreno e accumulati in un avvallamento trasformato in una sorta di catino in cui bruciare ogni tipo di materiale, trasformandolo in diossina che il vento trasporta nell’aria. Questa la scena apparsa ai nostri occhi nel visitare un’area della cosiddetta
terra dei fuochi. Un’area particolarissima per collocazione, perché non è nella campagna circostante uno degli 80 comuni che ormai sono riuniti nella etichetta terra dei fuochi, quasi fosse una nuova provincia della penisola, ma all’interno di Aversa, distante meno di un centinaio di metri da una scuola frequentata da bambini la cui età è compresa fra i tre e i dieci anni. L’area è quella che cade nella parte posteriore dell’ormai dismessa struttura dell’ex Texas. A destare la nostra curiosità era stata una colonna di fumo nero innalzatasi da quella zona. Addentrandoci in via dell’Industria, l’arteria che deve il suo nome alla presenza di numerose attività commerciali, tra cui un ipermercato che vende prodotti alimentari, per cercare il punto in cui fosse scoppiato un possibile incendio abbiamo individuato un’area di vaste dimensioni in cui si elevano al cielo i resti di due grosse cisterne, chiaramente inutilizzabili, ed una struttura di un unico piano, diventata ormai un rudere, che probabilmente aveva funzione di deposito. Niente porte, niente finestre, niente che impedisse l’accesso, sia all’area sia alla struttura, così siamo entrati e abbiamo potuto renderci conto di che cosa avesse prodotto il fumo nero visto da lontano. Sacchi di plastica, bottiglie in plastica, recipienti di plastica che avevano contenuto sostanze chimiche ammucchiati in una cavità del terreno dove erano stati dati alle fiamme, lasciando tracce evidenti. Un deposito enorme che cresce ogni giorno, favorito dalla vegetazione che circonda la zona in maniera tanto fitta da impedirne la vista dall’esterno. Ma se vedere quell’area così ridotta era ed è difficile, sembra impossibile che non sia stato percepito l’odore emanato dal materiale incendiato dal momento che proprio a ridosso di questa zona sono presenti strutture industriali attive e frequentatissime. Sicuramente sarebbe stato possibile rendersene conto se fosse stata data risposta ai responsabili della scuola materna poco distante che da gennaio hanno segnalato all’amministrazione comunale la necessità di un intervento di sistemazione della recinzione dell’area che, abbattuta da ignoti, rende agevole penetrare nello spazio verde per depositare tutto quanto si voglia lasciare in quella che ormai è una vera propria discarica. Intervenendo per eliminare un inconveniente che crea problemi igienici per la presenza non solo dei rifiuti ma anche di topi e di altri animali che fuoriescono dalle erbacce. Dando risposta a chi temeva e teme per la salute di scolaretti in tenera età sarebbe stato possibile rendersi conto della presenza di una bomba ecologica che mette a rischio l’intera città. Invece … , ma siamo nella terra dei fuochi dove nessuno vede e nessuno sente.
ANTONIO ARDUINO
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