Spartacus: 16 ergastoli e 14 condanne dai 2 ai 30 anni per i boss del Clan dei Casalesi

E’ stato confermato l’ergastolo per i 16 boss del Clan dei Casalesi, condannati già in primo grado nel processo ‘Spartacus’. La sentenza di secondo grado è stata emessa dalla prima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta da Raimondo Romeres. Tra i condannati ci sono Francesco Schiavone conosciuto come “Sandokan”, e Francesco Bidognetti detto “Cicciotto e’ Mezzanotte”, oltre ai latitanti Antonio Iovine detto “O’ Ninno” e Pasquale Zagaria. Tra le pesanti imputazioni contestate ai vertici del famigerato Clan anche 16 omicidi commessi tra il gennaio 1998 e l’ottobre 1991. L’ergastolo è stato confermato anche per Giuseppe Caterino, Cipriano D’Alessandro, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, Walter Schiavone, Luigi Venosa detto “Gigino O’ Cocchiere”, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara, oltre che per i due latitanti Mario Caterino e Raffaele Diana. Altre 14 condanne vanno da 2 a 30 anni: riguardano Pasquale Apicella (30 anni in primo e secondo grado), Giuseppe Russo (ergastolo in primo grado e 30 anni in secondo), Antonio Basco (26 anni in primo grado, 21 in secondo), Luigi Diana (16 anni), Dario De Simone (15 anni, collaboratore di giustizia), Nicola Pezzella (15 anni, 25 in primo grado), Franco Di Bona (14 anni, anche lui pentito), Carmine Schiavone (cugino di ‘Sandokan’ e pentito, 10 anni e sei mesi), Guido Mercurio (9 anni), Corrado De Luca (9 anni, 30 in primo grado, latitante), Alberto Di Tella (4 anni, collaboratore di giustizia), Giuseppe Quadrano (4 anni, anche lui pentito), Vincenzo Della Corte (3 anni e 3 mesi, in primo grado 3 anni e sei mesi), Vincenzo Schiavone (2 anni, 4 anni in primo grado conla sospensione condizionale della pena). All’udienza erano presenti solo due detenuti, Alfredo Zara era collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, Sebastiano Panaro e Luigi Venosa da Viterbo, Francesco Schiavone da L’Aquila. La sentenza prevede anche la confisca di alcuni beni, va anche notato che qualche ora prima della lettura della sentenza ignoti vandali, a San Cipriano d’Aversa, sono penetrati all’interno di un immobile confiscato a Luigi Venosa.

Salvatore Pizzo