Questa mattina sarà disposto l’esame autoptico sui corpi della strage di San Cipriano d’Aversa, scaturita dalla furia omicida di Mario Capoluongo, l’ex muratore 74enne, che ieri ha ucciso il fratello ex finanziere di 76 anni e la figlia di quest’ultimo, Ersilia di 48 anni, per poi farla finita.
Dalle prime ricostruzioni pare che la causa della lite, finita poi nel sangue, sia dovuta ad incomprensioni legate dell’eredità. Il motivo del contendere sarebbe la vendita di un’abitazione condivisa tra i due fratelli. Gli inquirenti però, al momento stanno scandagliando la vita dei tre parenti per verificare anche altre eventuali motivazioni.
Mario nel tardo pomeriggio di ieri, intorno alle 19.00 è arrivato a casa del fratello Antonio, con cui ha iniziato a litigare, in quanto si ritiene che fosse contrario alla vendita della proprietà. Ad un tratto l’uomo ha preso il fucile da caccia sovrapposto, regolarmente detenuto, e ha sparato contro il fratello che stava disteso nel letto per problemi di salute. Proprio per accudire il padre, Ersilia era tornata da pochi giorni a casa da Milano, per stare vicino al genitore rimasto vedovo da pochi mesi e che soffriva molto anche a causa della perdita del figlio 40enne morto per un infarto. La donna, da quanto emerso sarebbe stata raggiunta da alcuni colpi di fucile in un secondo momento, perché trovatasi dinnanzi alla furia omicida dello zio. Mario Capoluongo dopo aver ucciso la nipote, resosi conto di ciò aveva fatto, si è tolto la vita utilizzando la stessa arma.
Il lavoro della scientifica non è stato semplice, poiché l’esplosione dei colpi d’arma da fuoco ha provocato sia sulle vittime che sul carnefice numerose lesioni, che hanno reso necessario una raccolta minuziosa delle tracce lasciate sul luogo del delitto.
Nella foto in altro a sinistra le due vittime Antonio ed Ersilia Capoluongo
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