Uomini, fatti e ritratti (da Osservatorio Cittadino)
La Rubrica, curata da Alessandro Carotenuto, si avvale delle illustrazioni del pittore Carlo Capone, sito web:www.carlocapone.it e-mail:caponart@alice.it.
Il testo è scritto da Antonio Marino.
Didascalia sotto il ritratto: Tiberio Cecere davanti alla Porta S. Giovanni
TIBERIO CECERE
(Il lungimirante)
Mente meditativa e proficua, Tiberio Cecere ha visto la luce il 2 maggio del 1939 ad Aversa, dove ha compiuto con profitto i primi studi.
Dopo la maturità classica, ebbe ad iscriversi alla Facoltà di Architettura di Napoli evidenziandosi per le sue non comuni doti intellettuali.
Conseguita la laurea, pur rimanendo nell’ambito universitario come ricercatore, abbracciò subito la professione divenendo uno dei tecnici più apprezzati e richiesti.
Lavorò sodo alternando la sua attività con la libera docenza e quella di scenografo, che l’imposero all’attenzione dei più.
Tanto che, notato e chiamato, entrò giovanissimo in politica nel momento che la Democrazia Cristiana contava molto anche a livello locale.
Nelle file nutrite e alquanto turbolente di questo partito riuscì, con le sue capacità, a scavarsi un solco assumendo un proprio ruolo propositivo.
Un ruolo di tutto rispetto che lo porterà ad essere eletto più volte Consigliere comunale, Assessore e membro della Commissione Edilizia oltre che a ricoprire cariche politiche di un certo prestigio, in campo regionale e nazionale.
Che, potenziandone la carriera, lo facevano eleggere nel 1993 deputato al Parlamento nel collegio Caserta-Napoli con circa 20 mila voti di preferenza.
Nonostante il fardello politico, nelle ore libere, soleva calarsi nei suoi studi (anche di storia patria) preferiti profondendo passionalmente le migliori energie.
All’apice della notorietà, conobbe improvvisamente il carcere perché accusato ingiustamente del reato di “scambio di voti”.
Al processo, abbandonato dal partito, si difese da solo dimostrando la sua innocenza: fu assolto con formula piena.
Tornò nel calore della sua famiglia alla vigilia di Natale e, mettendo insieme il frutto delle sue accurate ricerche, diede alle stampe il prezioso volume “La città consolidata” nel quale “fa parlare le pietre” rendendole protagoniste della storia raccontata di Aversa.
Un modo originalissimo di descrivere le vicende cittadine, viste dal lato urbanistico, che ha aperto un nuovo percorso di ricerca agli studiosi di memorie patrie.
Il nome di Cecere è e sarà ricordato per quanto ha fatto per elevare la sua Aversa, in veste di Amministratore della città.
Oltre a potenziarla, utilizzando i fondi dell’allora Legge Falcucci, di molti Edifici scolastici, mise a disposizione i contenitori (Istituto dell’Annunziata e del S. Lorenzo) per accogliere le Università di Ingegneria e di Architettura.
Senza contare che è stato il primo artefice della ristampa delle opere di Gaetano Parente e di Alfonso Gallo, che, culturalmente, hanno allargato l’orizzonte conoscitivo degli aversani.
Come è stato il più zelante fautore per la riconversione dell’ ex Macello, oggi Auditorium, in un’opera di pubblica utilità dopo averne fatto rimodernare l’originaria e vecchia struttura.
Si occupò, quando era Assessore, anche del rifacimento della Villa comunale ma, quando si accorse che , per la forzatura dei tecnici delle altre componenti partitiche, il suo originario progetto era stato ampiamente stravolto producendo un vergognoso mostro di cemento, mise la prima firma per farlo abbattere.
In occasione della venuta ad Aversa nel 1990 del Papa (Giovanni Paolo II ) fece ripulire l’area dell’ex Campo Profughi, liberandola dalle restanti baracche fatiscenti e dalle mani della speculazione privata e predisponendola a diventare un Parco pubblico.
Negli ultimi anni di vita, per le crescenti ingerenze politico-affaristiche nella Cosa pubblica, sentì il bisogno di allontanarsi dalla politica attiva.
E lo fece poco per volta, rintanandosi spesso in casa dove soleva dire: “Più conosco gli uomini e più mi sento solo” e sprofondava nei suoi studi preferiti.
Quando la morte lo colse stava concretizzando un progetto molto ambizioso che, oltre a costituire una grossa occasione di lavoro, avrebbe sicuramente dato più lustro al prodotto aversano più prelibato e richiesto.
A capo di una cinquantina di consoci ( proprietari terrieri, di bufale e commercianti di latticini ) stava per far sorgere, tra Villa Literno e Cancello Arnone, un grande Consorzio per la lavorazione dei latticini in genere e della mozzarella in particolare ( con i fondi della CEE ), capace di esportare il prodotto in tutto il mondo.
Venne meno in un Ospedale napoletano, dove era stato trasportato ed operato per un aneurisma intestinale, il 23 luglio del 1999 e la commozione fu grandissima.
Aveva da poco compiuto i 60 anni.
Per ironia della sorte, lungimirante qual era, non ha visto l’alba del nuovo secolo.
Antonio Marino
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