Il giovane cantante Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria, in arte “Raffaello” è stato condannato, con il rito direttissimo, a 1 anno di carcere e poi subito scarcerato, perché ha avuto diritto alla sospensione condizionale della pena. Il giovane è stato fermato in via Sant’Anna dei Lombardi, a Napoli, dove dopo avere aggredito senza alcun motivo apparente un vigile del fuoco, si è rifugiato in Vico Secondo della Quercia in casa di alcune ragazze francesi.
Quando gli agenti, allertati dal alcuni passanti, hanno bussato alla porta ha brandito contro di loro due coltelli, poi li ha riposti, e secondo le accuse, ha aggredito gli uomini in divisa, infine mentre lo portavano via ha aggredito anche un infermiere che era giunto sul posto per medicare il pompiere ferito. Migliaccio si è giustificato dicendo che era ubriaco, una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film “Gomorra” tratto dal volume di cui è autore Roberto Saviano. Migliaccio è solo uno di coloro che hanno avuto a che fare con quel film ad essere finito in galera, altri “attori” sono risultati degli affiliati di spicco al Clan dei Casalesi, del quale hanno continuato a fare parte anche dopo aver recitato in quella che secondo molti è una denuncia nei loro confronti, a causa della quale vorrebbero uccidere lo scrittore. Per adesso l’unica cosa accaduta e che hanno incassato qualche soldo recitando la parte di se stessi. E’ emblematico ciò che scrive Pietro Treccagnoli sul Mattino di Napoli: “Raffaello ha avuto il quarto d’ora di celebrità, fuori dal circuito autoprodotto, autopromosso e autoconsumato, quando un suo hit ha aperto la colonna sonora di “Gomorra” (…) E anche quella sarebbe una storia tutta da raccontare, perché i diritti d’autore erano di una persona irreperibile, per qualcosa di più dell’ubriachezza, e si stentava a fare il contratto(…)”. Siamo sicuri che la Camorra ci perde con Gomorra?
Salvatore Pizzo