E’ emblematica la storia di Ciro Sorvillo, attaccante 31enne di Giugliano che fino a qualche anno fa militava nella squadra gialloblù della sua città, esordì a 17 anni in una partita contro il Latina. Ha avuto esperienze anche in C1 a Padova, Pisa e Castel di Sangro è adesso gioca a Spoleto (serie D), ma è un calciatore particolare, sta scontando una pena a 10 anni per omicidio preterintenzionale.

Otto anni fa all’esterno di un bar di Giugliano scoppiò una rissa, rimase gravemente ferito un 50enne colpito da un calcio al ventre, l’uomo dopo qualche giorno morì in ospedale. Furono coinvolte una settantina di persone, ma secondo i giudici i colpevoli sono Ciro Sorvillo ed il fratello Vincenzo, un meccanico. Il calciatore si è sempre detto innocente, in primo grado ha rifiutato di patteggiare 7 anni, quindi fu condannato a 13 anni poi ridotti a 10 in secondo grado. Da quel momento si sono aperte le porte del carcere, ma non ha perso la speranza di una vita normale, gli mancano due anni alla fine della pena, fuori ha una ragazza che lo aspetta e grazie all’aiuto del direttore del carcere di Spoleto Ernesto Padovani, al presidente della locale squadra di calcio Giuseppe Mannaioli ed al sindaco della città umbra Massimo Brunini, ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza l’autorizzazione ad essere inserito in un “progetto di recupero” che lo ha portato da detenuto a giocare regolarmente ogni domenica, adesso ha ottenuto la semilibertà, lo stesso il fratello che lavora come meccanico. Addirittura il calciatore è stato premiato come “spoletino dell’anno”.

Di red