Mai un giornalista originario dell’’Aversano aveva ottenuto riconoscimenti così importanti come quelli che sono stati conferiti a Bernardo Iovene, autore di numerose inchieste per Report, la trasmissione televisiva condotta da Milena Gabanelli. Iovene è il classico “giornalista scomodo”, ha ricevuto il “Premiolino” che è il premio giornalistico più antico d’Italia, la motivazione recitava:

“Per la capacità di affrontare i protagonisti delle sue inchieste mettendoli nella condizione di rivelare le malefatte, Bernardo Iovene può essere definito il Tenente Colombo del giornalismo italiano”, tra i riconoscimenti che ha ricevuto anche una menzione speciale del Premio “Ilaria Alpi” per un’inchiesta relativa al traffico d’armi. Si tratta di uno dei tanti figli di Aversa che sono andati via e si sono distinti lontano dalla terra natia, un copione oramai consueto che ci fa onore, ma che è indicativo di quella della nostra realtà locale. E’ rimasto memorabile l’episodio che avvenne quando Iovene ritirò il Premiolino, in platea c’era anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la quale da ben 4 mesi negava un’intervista al giornalista, lui gli rinnovò la richiesta dal palco, poi scese in platea chiedendo nuovamente l’intervista all’imbarazzata inquilina di Palazzo Marino. Oggi Iovene, cinquantenne è padre di due bambini, vive in una città del centro Nord, lo abbiamo incontrato qualche giorno fa in quella Piazza Municipio luogo dei suoi ricordi di infanzia:

Quando sei andato via da Aversa?

 

30 anni fa, un mese dopo essermi laureato all’Orientale.

 

Cosa ti manca della tua città?

 

E’’ una domanda difficile, francamente non ci ho mai pensato, questa terra non ha nulla per farsi desiderare, nulla per essere orgogliosi. Questa zona è il sito più inquinato del mondo, certi disastri sono incominciati quando sono andato via.

 

Ritorneresti?

 

E’ un tormento pensare che le cose che volevi fare non le hai potute fare nel posto in cui sei nato, e quando ci torni ti penti di essere tornato. Il mare, la terra, l’’aria e il cibo sono compromessi, quale sarebbe la ragione di ritornare, questa è diventata la Campania infelix. Qui ci vengo spesso ci sono i miei genitori, la mia famiglia.

 

Ti senti di fare qualcosa per questo territorio?

 

Il territorio lo cambia chi ci vive

 

 Incontri spesso nostri conterranei?

 

Mi sposto spesso tra Milano, Bologna e Roma ed in queste città ho legami costanti con persone di origine aversana, quando vado a Milano spesso sono ospite a casa di amici aversani.

 

Come hai iniziato a fare il giornalista?

 

Per puro caso, interessandomi di problematiche sociali, sono stato un militante di Democrazia Proletaria, di Autonomia Operaia, ho frequentato il Leoncavallo. Praticamente continuo a fare quello che facevo per hobby, sono un autodidatta, quando avevo 24 anni ho iniziato a fare “telecamera nascosta”, i miei primi servizi sono stati trasmessi da “L’’Occhio indiscreto del Telegiornale 1”. Quando mi sono trasferito ho fatto il postino, poi ho insegnato spagnolo in un liceo. 15 anni fa ho incontrato Milena Gabanelli, dopo che un mio servizio sulla vita di un barbone fu trasmesso da Mixer.

 

C’’è un episodio curioso che ricordi del tuo lavoro?

 

Beh, sono tanti, recentemente un sindaco del piacentino che “fuori onda” ha ammesso che il suo comune aveva ricevuto finanziamenti che non gli toccavano.

 

Che rapporto hai con il tuo lavoro?

 

Sono un giornalista pubblicista e posso dire che molti premi non li ho mai ritirati. 

 

 

 

Salvatore Pizzo