Ciò che avrebbero dovuto fare da decenni i produttori di Mozzarella Aversana, lo stanno per fare i loro colleghi salernitani e quelli del Basso Lazio, i quali di fronte alla pubblicità negativa, che sta avendo risonanza mondiale, dovuta al fatto che un ristretto numero di allevamenti sono stati trovati contaminati da diossina, hanno pensato bene di approfittarne per dichiarare la loro intenzione di registrare propri marchi da dove si evinca la provenienza territoriale della Regina dei formaggi, scindendosi da quel “Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana” in cui il toponimo Aversa (inteso anche come zona Aversana) è scomparso.

Del resto quell’organismo, al quale i produttori aversani si sono autolesionisticamente assoggettati, ha sede nel paese di San Nicola La Strada, vicino Caserta, un luogo dove non ci sono né bufale, né caseifici. Un assurdo storico ed economico che è masochistico far continuare all’infinito. La prima voce “scissionista” è stata quella di Daniela Valentini, assessore della Regione Lazio, del resto sarebbe ora che si metta fine alla barzelletta di considerare “campano” anche quel prodotto realizzato fuori dalla Campania. Un’altra assurdità che avviene per le Mozzarelle prodotte non solo nel Lazio, ma anche in Molise ed in Puglia. Il Consigliere regionale della Campania Ugo Carpinelli ha invece ipotizzato un marchio Dop “Mozzarella di bufala di Paestum”. Il Consorzio di Mozzarella di Bufala Campana, in comunicato per difendersi dalla “secessione” ha ricordato le fonti storiche che giustificherebbero l’unione di Mozzarelle Campane, prodotte fuori dalla Campania, parlando di fonti scritte relative all’Abbazia di San Lorenzo hanno detto che “ricade attualmente nel tenimento del Comune di Frignano” Una chiara rappresentazione di che rapporto ha quest’organismo con Aversa. Intanto, la filiera sta morendo, la Corea del Sud ha vietato le importazioni di “oro bianco”.

Salvatore Pizzo