"Colpo di mano della Gelmini: la restaurazione del maestro unico è già legge. Tutte le nostre energie in difesa della scuola primaria". Questo lo slogan che a Bologna ha battezzato la nascita del Comitato contro la reintroduzione del maestro unico nella scuola elementare (oggi si chiama “primaria”). L’iniziativa è nata all’interno del Centro Studi per la Scuola Pubblica.

"Siamo convinti – si spiega in un comunicato – che una marea di firme all’appello contro la restaurazione del maestro unico sommergerà di fax il ministero e sarà il preludio ad una miriade di manifestazioni di piazza, di scioperi, di lotte per scongiurare" una "serie sciagurata di provvedimenti". Si legge ancora: "La spudoratezza con cui i distruttori ministeriali della scuola pubblica stanno conducendo il loro lavoro non ha eguali. A sorpresa l’Italia ha scoperto che il maestro unico è già legge, lo è diventato nel tempo intercorso tra le decisioni del Consiglio dei ministri e la scrittura di quelle decisioni in Gazzetta Ufficiale. Un comportamento degno dei più abili illusionisti che riescono a nascondere agli occhi del popolo ogni loro intento fino alla sorpresa: degno della migliore democrazia. Ora non ci sono più dubbi sulle intenzioni del governo, né sulla velocità con cui intendono attuarle sulla testa di lavoratrici, lavoratori e genitori e tenendoli all’oscuro fino all’ultimo. Nel decreto l’articolo 4 muta infatti già da quest’anno – e non si capisce per chi e in base a quali criteri – l’orario scolastico: ‘le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali’". Quindi una riduzione dell’orario scolastico di 3 o più ore, uso dello straordinario per ricollocare insegnanti che vogliono arrotondare il magro stipendio in classi scoperte che così diventeranno, come per incanto, il fiore di tutte le sperimentazioni, eppure la scuola elementare italiana, così com’è oggi è classificata tra le migliori al mondo, i ragionieri che hanno individuato questa norma per una semplice esigenza di bilancio dovrebbero essere assolutamente arginati. Il decreto è provvisoriamente esecutivo, entro l’inizio di novembre il parlamento lo dovrà convertire in legge altrimenti decadrà, in questo lasso di tempo il pressing sui politicanti sarà enorme da parte del mondo della scuola.

Salvatore Pizzo