La chiamano legge sulle intercettazioni telefoniche, in realtà contiene disposizioni secondo le quali la cronaca giudiziaria debba essere eliminata, pena la galera per i giornalisti che la praticano. Le forze politiche, quasi tutti tranne la Lista Di Pietro e pochi altri, vogliono fare in modo che non si possa parlare delle inchieste fino alla fine dell’udienza preliminare. In pratica le vicende si potranno rivelare solo dopo anni che sono avvenute.

"La battaglia per la libertà di stampa deve essere patrimonio di una società civile e pluralistica", dice la Federazione Nazionale della Stampa, che nei giorni scorsi a Venezia, fra la gente del mercato di Rialto, ha distribuito volantini e spiegare che la battaglia per la libertà di stampa e per la qualità dell’informazione non è “affare” di pochi, giornalisti, editori, magistrati, addetti ai lavori, bensì un baluardo democratico patrimonio di una società civile e pluralistica. I giornalisti veneti il 26 giugn0 sono stati primi in Italia, per manifestare contro il cosiddetto disegno di legge sulle intercettazioni, presentato dal ministro Alfano: il vero obiettivo non è la tutela della privacy – diritto sacrosanto cui i giornalisti si attengono anche con regole deontologiche e di autoregolamento – bensì quello di imbavagliare l’informazione, impedendo l’accesso alle fonti, vietando di pubblicare le istruttorie giudiziarie se non quando si è arrivati alla prima udienza, mettendo i giornalisti in galera e sanzionando pesantemente gli editori. Se passassero le modifiche proposte dal Governo, non si potrebbe più scrivere di fatti che investono e stravolgono la vita di ognuno di noi: il pirata della strada che, ubriaco o drogato, ammazza madre e figlioletto sulle strisce pedonali, le banche che promuovono bond-truffa, le cliniche degli orrori con medici spregiudicati che diagnosticano false patologie per incassare i finanziamenti pubblici, i politici corrotti che amministrano nel nome del proprio tornaconto, i magistrati fannulloni che fanno scarcerare i boss della mafia per decorrenza dei termini della custodia cautelare.

Salvatore Pizzo