Oggi torniamo a parlare di Rossella, sei anni. Da sei costretta a vivere su una carrozzina, a respirare attraverso un tubo infilato in trachea e a mangiare da un tubo infilato nell’addome per la malattia da cui è affetta dalla nascita: l’atrofia muscolare sistemica di tipo 1, malattia che hanno una trentina di bambini in Italia. Per sua figlia Enzo D’Angelo, chiede una carrozzina elettrica per dare alla piccola

un minimo di autonomia, possibile perché la bimba riesce a muovere due dita della mano destra. “E’ l’unica parte del corpo che muove da sola –dice Enzo- ma basterebbe per azionare i comandi della carrozzina, dando in pratica delle gambe a mia figlia”. Per le necessità assitenziali di Rossella la carrozzina che Enzo chiede dev’essere capace di sopportare il peso della piccola, quello del respiratore automatico che ne sostituisce i polmoni e quello del generatore di corrente necessario per far funzionare il respiratore. Dunque non è una normale carrozzina a motore ma una struttura complessa che costa 10 mila euro. Somma che Enzo, disoccupato ma alla ricerca, fino ad oggi, vana di un posto di lavoro, non possiede. Per questo ha chiesto aiuto all’Azienda Sanitaria Locale fidando sull’articolo 32 della Costituzione che non solo “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” ma “garantisce anche cure gratuite agli indigenti”. Questo accadeva quattro anni fa ma la risposta è arrivata solo da pochissimo. “Non ci sono soldi. Se vuole la carrozzina –mi hanno detto, racconta Enzo- deve contribuire all’acquisto, pagando la metà del prezzo”. Una risposta inaccettabile per chiunque, ancora di più per chi non ha e non trova lavoro, che cozza contro il dettato costituzionale, dimostrando che la tutela della salute “come diritto fondamentale dell’individuo”, garantito anche con “cure gratuite agli indigenti”, è solo un modo di dire.

ANTONIO ARDUINO