Il Nord risparmia e da noi manda i rifiuti tossici affidandoli alla Camorra: 17 indagati
Sono stati sequestrati otto siti usati dalla Camorra come discariche abusive al confine tra il Giuglianese, il Liternese e lAversano nell’ambito dell’operazione ‘Terra Promessa 2’, secondo le accuse vi finivano rifiuti smaltiti illecitamente provenienti dal Nord Italia, imprenditori settentrionali per risparmiare sul prezzo, come spesso accade, preferiscono affidarsi alla Camorra per liberarsi degli scarti pericolosi delle loro aziende. Sono 17 le persone indagate nellambito dellinchiesta che sta svolgendo la Guardia di Finanza, tra gli indagati ci sono, imprenditori settentrionali, alcuni pregiudicati, vicini o affiliate al Clan dei Casalesi in particolare al clan di Fracensco Bidognetti alias Cicciotto e Mezzanotte. A vario titolo gli indagati sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti. Gli otto siti sono di notevole ampiezza e ricevevano non solo rifiuti urbani, ma anche tossici e nocivi, tra i quali materiale proveniente da concerie e altre aziende del Centro e del Nord Italia. Oltre ai veri e propri siti da discarica, ci sono anche terreni agricoli di privati, che li hanno messi a disposizione consentendo gli scavi ai camorristi e lo sversamento del materiale illecito in cambio di laute ricompense. L’operazione ‘Terra promessa 2’ segue la prima, ‘Terra Promessa’, di qualche settimana fa che portò al sequestrò di beni immobili per 42 milioni di euro. Dalla confisca di quei beni, spiega il colonnello Mattana, delle Fiamme Gialle, lo Stato trarrà come risarcimento proventi che saranno investiti nella bonifica dei siti. "E’ importante che passi questo messaggio – precisa il comandante – che questa attività consenta allo Stato di trovare le risorse per la bonifica". L’attività, hanno riferito gli inquirenti: Veniva svolta attraverso schermi societari creati appositamente per gestire il traffico in regime di monopolio, con una forte collusione degli imprenditori del Nord che stringevano affari con il clan dettati dalla reciproca convenienza economica. Il tutto sarebbe stato coperto da un sistema di fatture false per certificare pagamenti maggiori di quelli reali e permetteva di creare anche fondi neri che secondo gli inquirenti venivano talvolta utilizzati per elargire tangenti a funzionari privati e pubblici. Secondo il coordinatore della Dda Franco Roberti, il sequestro effettuato ammonterebbe a un valore di circa 40 milioni di euro. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con la collaborazione di Gaetano Vassallo, imprenditore pentito. "Con questi sequestri ce n’è abbastanza per chiedere agli organismi competenti … di procedere alle bonifiche dei suoli una volta identificate le aree i cui si è verificato il disastro ambientale" ha commentato il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore. Tutto ciò avviene mentre si sta impantanando il processo già in corso per lo scandalo dei rifiuti, in cui tra gli altri sono imputati il governatore della Campania Bassolino, ex dirigenti del Commissariato per lemergenza rifiuti, e rappresentanti di varie controllare dellimpresa settentrionale Impregilo, il cui titolo ieri in borsa ha guadagnato il 7,72%.