Il Presidente dell’Autorità Anticorruzione, durante il convegno dal titolo “Cronaca nera e giudiziaria tra deontologia e interesse pubblico”, tenuto nella sede Rai di Napoli venerdì 16 dicembre, ha posto l’attenzione sull’importanza del lavoro dei giornalisti nel contrasto al malaffare.
Cantone, davanti ai tanti operatori dell’informazione intervenuti, ha dichiarato: «La stampa ha un ruolo fondamentale nella lotta alla corruzione. L’indagine giornalistica serve a richiamare l’attenzione a prescindere dal reato. Non credo si possa risolvere tutto con l’attività di repressione, l’unico anticorpo che funziona è recuperare la fiducia dei cittadini, che devono informarsi. E’ importante l’utilizzo dell’informazione come attività di controllo, rendere noto quanto accade serve a complicare le attività illecite, perché la corruzione è un reato che si commette al buio.»
Il capo dell’Anac ha poi affermato: «La trasparenze non può essere solo quella dei siti istituzionali, spesso con informazioni grezze che non sono intelleggibili, se non agli addetti ai lavori. Non ci può essere una trasparenza senza il lavoro della stampa. L’informazione però deve fare grande autocritica, molto spesso è solo trasmissione di veline che escono dalle questure, dagli uffici giudiziari, dagli studi degli avvocati. Il problema vero è che quando si fa l’attività di velinismo, il giornalista perde il suo ruolo di indipendenza nei confronti di chi da quella notizia, perché se hai la necessità di usare quella fonte avrai sempre un atteggiamento reverenziale.»
Il magistrato ha concluso il suo intervento asserendo: «Io ho proposto in tempi non sospetti di introdurre nel codice di procedura penale – ne parlammo anche con Henry John Woodcock – il diritto dei giornalisti all’accesso diretto degli atti giudiziari pubblici, perché questo eviterebbe un meccanismo di intermediazione di cui tutti siamo a conoscenza. Un meccanismo che avviene di nascosto e che finisce esso stesso per essere causa di mancanza di trasparenza. Questa dovrebbe essere una delle battaglie dell’Ordine dei Giornalisti.»