Questa mattina un vero e proprio terremoto si è abbattuto nel Pd campano, sono infatti stati perquisiti l’ufficio del Consiglio regionale al Centro Direzionale di Napoli e le abitazioni di Teverola e di Roma del presidente del Pd Campania, Stefano Graziano, accusato di concorso esterno in associazione camorristica.

Graziano, secondo gli inquirenti, avrebbe ottenuto appoggio elettorale dall’imprenditore Alessandro Zagaria, in cambio di favori relativi ad un appalto. L’inchiesta di oggi ha portato all’arresto di nove persone, tutte accusate di favorire il clan dei Casalesi in diversi appalti. Per gli inquirenti, Stefano Graziano, presidente regionale del Pd e consigliere a Palazzo Santa Lucia, che dal 2013 al 2015 è stato consigliere prima del governo Letta poi dell’esecutivo Renzi, ha chiesto e ottenuto appoggi elettorali in riferimento alle ultime consultazioni per l’elezione del Consiglio regionale della Campania. Secondo tale ipotesi, Graziano si sarebbe posto “come punto di riferimento politico ed amministrativo” del clan Zagaria del quale è accusato di far parte Alessandro Zagaria, omonimo del boss, arrestato oggi insieme ad altre otto persone. Le indagini sono state avviate da una intercettazione tra Alessandro Zagaria e Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, anch’egli arrestato questa mattina, nel corso della quale si faceva riferimento all’appoggio elettorale che occorreva garantire a Stefano Graziano. Quest’ultimo, si sarebbe attivato (ma tale circostanza non è ritenuta illecita dagli inquirenti della Dda) per favorire il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti, al centro dell’inchiesta.

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